Alex Zanardi: le frasi più belle del campione COMMENTA  

Alex Zanardi: le frasi più belle del campione COMMENTA  

Zanardi
Un ritratto di Alex Zanardi.

Le frasi più belle di un campione che non si è mai arreso, ha sfidato le avversità e ha vinto. Signore e signori, tutto (o quasi) l’Alex Zanardi pensiero.


Ricominciare a vivere dopo un trauma enorme, gigantesco, incommensurabile. È quanto è successo, è quanto è riuscito a far succedere, Alex Zanardi, cinquanta anni, ex campione automobilistico (F3 italiana, Formula 3, Formula 3000, Formula 1, CART) e attuale superatleta paralimpico – paraciclista per la precisione -, fresco di doppio oro (Cronometro H5 e Staffetta mista H1-5) e di un argento (H5 in linea) alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro. Dopo il brutale incidente occorsogli in Germania nel 2001 (all’epoca aveva trentacinque anni e gareggiava in CART), nel quale la vettura guidata dal canadese Alex Tagliani tranciò letteralmente in due la sua portandogli via le gambe in una frazione di secondo, Zanardi è tornato più forte di prima, e non si è mai risparmiato: in ambito sportivo, oltre alla handbike, è tornato alle corse automobilistiche aggiudicandosi diversi gran premi e un Campionato Italiano Superturismo. In ambito mediatico, si è improvvisato con successo presentatore (Sfide, su Rai 3). In ambito sociale, è da anni in prima linea per il reinserimento nella società delle persone affette da disabilità, e per la tutela dei loro diritti.

Ma Alex Zanardi è molto di più. È un modello di positività per migliaia di persone, è il simbolo vivente dell’amore per la vita che riesce a prevalere anche su avversità insormontabili. Ed è un cervello finissimo: i suoi libri Volevo solo pedalare e soprattutto Alex guarda il cielo – scritto insieme al medico Claudio Costa – sono lì a dimostrarlo. Di seguito, vi proponiamo una rassegna di alcune delle frasi più significative del pilota romagnolo, sintesi arbitraria ma già di per sé significativa di un cuore da lottatore e di un’anima purissima che possono solo essere ammirati. E presi a esempio da chiunque desideri avvicinarsi allo sport.

– Sono Alex Zanardi, e se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe ora non sarei così felice.
– Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa.

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– Quando ti capita di arrivare a casa da perdente devi cercare di trovare una nuova opportunità, per capire che ce la puoi fare. Avevo due possibilità: rinunciare o cercare di appassionarmi a un nuovo progetto. Ho scelto la seconda, perché nello sport avevo capito che la cosa più bella è lavorare al progetto più che raggiungerlo. Oggi sono una persona molto felice, talmente felice da dire che l’incidente è stata la cosa più bella che mi potesse capitare.
– Credo di essere l’unico pilota al mondo che ha perso entrambe le gambe in un incidente, visto che nel campo dell’automobilismo sportivo o resti vittima oppure ne esci illeso, e qui gli esempi non mancano. Tecnicamente, dunque, era estremamente improbabile che finisse così. Ma la vita non è solo tecnica e le cose possono accadere. È voler dire di acquistare un biglietto della lotteria e poi licenziarsi dal proprio posto di lavoro convinto di vincere! È come il grande marinaio che non sa domare il mare in tempesta. Ma proprio quando il mare fa la voce grossa lui sta paciarotto ormeggiato dentro il porto, perché ha controllato prima le previsioni del tempo, mentre è un problema per chi trovandosi davanti a una bella giornata di sole si ritrova poi nel pieno di una tempesta marina. Il pilota consapevole, è colui che dentro una galleria autostradale può e sa anticipare il rischio. Andai poco dopo l’incidente al centro riabilitativo e trovai che le corsie erano zeppe di persone accidentate che avevano perso gli arti in incidenti domestici, stradali o sul lavoro. Per cui rispondo: io non me la sono andata a cercare, visto che lì dentro ero l’unico pilota automobilistico. Se poi nel momento in cui ti accade l’imprevisto e sei ancora qui a raccontarlo, devi anche avere la capacità di chiederti: cosa mi è rimasto? Cosa posso fare con quello che ho? Così nel momento in cui valuti che puoi ancora fare delle cose che ti piacciono, la vita torna in modo naturale a essere eccitante al pari di prima o quasi.
– La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.
– La vita è sempre legata alla capacità nostra di farci le domande giuste, le risposte che il progresso ci ha dato sono giuste, ma soltanto noi possiamo decidere dove vogliamo andare. La vita cambia in base alla nostra capacità di dare le giuste risposte alle nostre domande. Credo che il senso più profondo della vita sia quello di farsi domande, di rapportarci con gli altri utilizzando l’esempio che gli altri ci possono dare. Poi dobbiamo essere in grado di riorganizzare tutti questi ingredienti e cercare la nostra strada.
– Se mentre stai facendo fatica non provi anche gioia, significa che stai seguendo più la tua ambizione che la tua passione. La passione è troppo soggettiva per essere raccontata facilmente. Importante, secondo me, è il modo in cui si riconosce una passione, invece. Se un ragazzino guarda un calciatore per quel che guadagna e per quel che ha, segue un’ambizione. Se realmente vuole arrivare a quel punto perché ama dare calci a un pallone, allora, sì, quella è passione. Nel mio caso, la salita è già lì. Non devo aspettarmi di vedere un panorama meraviglioso una volta arrivato in cima. Può essere un ottimo pretesto per cercare un’altra salita da affrontare ma non serve. Capirla a vent’anni, questa cosa, non sarebbe male.
– È importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato se fai le cose con slancio ed entusiasmo.
– Nella vita capita anche che, abbassando lo sguardo per cercare ciò che hai perso, scorgi proprio per questo qualcos’altro che vale la pena raccogliere.
– Dove prendo tutta questa forza? Tante persone credono di aver già dato tutto e ancora non hanno tirato fuori il loro potenziale.
– Quando hai 20 anni, non ti rendi conto del tuo potenziale. A 50 sei arrivato così tante volte al confine con lo sfinimento da sapere che, se tieni duro altri 5 secondi, vinci.
– Se tutti potessero volare, forse anche Bolt si sentirebbe disabile a poter solo correre.
– Ci si può drogare di cose buone e una di queste è certamente lo sport.
– Alla fine lo sport, tutto lo sport, è questo. Guardare qualcuno che ottiene un grande risultato significa entrare nel percorso che l’ha portato ogni giorno a mettersi in gioco e fare il meglio che poteva. Ti fa dire: lo posso fare anch’io. Ancora di più se sei di fronte a uno che è partito senza gambe, braccia, vista o con un handicap mentale. Ti fa capire che quello che conta è il desiderio: se hai davvero deciso dove andare, l’ultimo tuo problema è diventare campione. Ti basta fare quella cosa lì. E magari diventi anche campione, l’entusiasmo è una spinta forte.
– Mi viene in mente quello che dice: mi ritiro col titolo mondiale in tasca per non rovinare la mia immagine! Se tu sei diventato campione del mondo, non puoi averlo fatto solo per mera ambizione. Per sola ambizione non ci arrivi! Lo fai perché vivi una sconfinata passione. Uno sportivo è un uomo che può anche avere l’ambizione, un aspetto narcisistico, ma soprattutto ciò che ti guida è la passione. Essere arrivato primo e privarsi della cosa che ami fare soltanto perché vuoi lasciare un buon ricordo negli altri, credo sia la cosa più stupida del mondo. Il piacere della vittoria è solo un valore aggiunto nella vita.
– La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.
– Ho capito che il segreto per vivere bene è godersi il percorso perché quando tagli il traguardo è finita e subentra sempre un po’ di malinconia.
– Se a un colloquio di lavoro ti si presenta uno bello, ben vestito, abbronzato, sei subito ben disposto. Se viene uno su una sedia a rotelle, sei molto diffidente. La grande sfida è lavorare perché ci si concentri sulle persone e quello che hanno da offrire.
– Una persona con disabilità ha mille e più ragioni per essere arrabbiata con la vita e quando accade nessuno ha il diritto di biasimarla. Però, posso dire con certezza che io senza le gambe ho scoperto di poter fare più cose di quante ne servono a riempire il tempo a disposizione e sono certo che sia così per tutti.
– La disabilità è una barriera ma di carattere psicologico, ci si immagina di dover affrontare la vita in modo impossibile. Se accetti e invece ti chiedi: come posso fare? le alternative esistono. Io lo posso testimoniare. La vita che conduco ora non ha niente in meno di quella di un tempo. Il messaggio è che è necessario raccontare che un modo può essere trovato e lo possono fare tutti.
– Se un architetto che costruisce un palazzo nuovo e nell’entrata mette una scalinata bellissima che però non tiene conto, non solo dei disabili ma anche della donna con il passeggino o del facchino che deve scaricare i pacchi, è lì che sta il problema. Nel non sapere i problemi di tutti, che ci porta a considerare le cose in modo diverso, cioè che la società si doti di quelle risorse che favoriscono la vita di ognuno di noi.
– Ammetto che essere Zanardi fa la differenza, ma tante persone sono ferme al giorno zero, non solo perché costrette a vivere della sola pensione di invalidità, ma anche perché, pur senza colpa evidente, non hanno mai trovato la forza di tentare. Mio padre diceva sempre: “Prendi ogni giornata come una nuova opportunità per aggiungere qualcosa al servizio della tua passione e pian piano le cose accadranno”. Ecco, credo che questa sia una grande verità per andare avanti e rincorrere i propri sogni.
– Ogni volta che c’è stata un’opportunità di cambiamento, è stata trasformata in una chance per fare guai. La verità è che la mentalità degli italiani non cambia mai. Guarda il referendum sulle trivelle: è inutile che ci lamentiamo dei politici corrotti se poi quando abbiamo l’occasione di modificare le cose andiamo al mare.
– Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio.
– Io faccio quel che mi compete, seguo la mia strada. Se poi qualcuno mi ringrazia perché in un momento difficile della sua vita ha intravisto in me una possibilità di riscatto, alzo il cappello, ci mancherebbe. Però finisce lì.
– Non abbiamo ancora assistito ad una donna campione del mondo di Formula 1 unicamente perché ve ne sono arrivate poche, a fronte di un numero elevatissimo di uomini. Si tratta di un dato puramente statistico, sovrapponibile perfettamente a quello dei disabili.
– A voi auguro di trasformare tutte le cose che sarete destinati a vivere in opportunità. Molti di voi magari in certe difficoltà della vita vedranno solo le difficoltà, ma spero che troviate invece in quelle difficoltà la spinta per andare avanti.

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