Aloe, la pianta curativa COMMENTA  

Aloe, la pianta curativa COMMENTA  

Pianta miracolosa, speranza contro i tumori, ma anche oggetto di business usato per prodotti che ben poco hanno di naturale. L’aloe è stata utilizzata dall’uomo per millenni ed è diventata per molte culture il simbolo stesso della guarigione.

Leggi anche: Defibrillatori difettosi: muore una donna all’Isola d’Elba

Soltanto in tempi recenti, grazie al miglioramento delle tecniche di ricerca, è possibile cogliere appieno i molti aspetti terapeutici e conoscere i principi attivi dell’aloe vera (o barbadensis Miller), della più pregiata aloe di Socotra e le straordinarie proprietà dell’aloe arborescens.

Leggi anche: Occhi gialli: cause

Nel mondo esistono enormi coltivazioni d’aloe vera e centinaia di ditte che ne commercializzano gli estratti, prodotti più o meno validi in purezza. Per l’aloe arborescens invece non si può parlare di sfruttamento su larga scala perchè il suo campo di applicazione da parte della medicina ufficiale è limitato alla sperimentazione per patologie più gravi quali virus HIV e malattie tumorali; per quanto riguarda il suo impiego terapeutico non si potrà mai avere un prodotto efficace se non vengono rispettati alcuni fondamentali processi.

Le sue proprietà curative non saranno efficaci se la pinta viene coltivata su scala commerciale inoltre deve essere irrigata con estrema cautela e soprattutto non deve essere trattata con agenti chimici.

L'articolo prosegue subito dopo

L’arborescens deve essere raccolta dopo sei giorni dall’ultima irrigazione, e possibilmente privata soltanto di poche foglie durante una determinata fase lunare. In realtà qualunque coltivatore decidesse di coltivare questa tipologia di aloe su larga scala mantenendo tutti gli standard qualitativi più elevati dovrebbe rassegnarsi a produrre gli estratti ad un prezzo proibitivo. L’altra possibilità terapeutica in grado di mantenere tutta l’efficacia del rimedio è che il paziente cresca da solo la propria pianta e quindi produca egli stesso il rimedio per sé. Imparare a rapportarsi con una piantina, consumarla più volte al giorno, comporta inevitabilmente un cambiamento psichico, una maggiore umiltà, e una fiducia sempre crescente in se stessi, negli altri e nel futuro. Almeno questo è quello che raccontano le persone che sono guarite. La prima testimonianza dell’utilizzo della pianta in medicina sembra risalire ad una tavoletta di argilla di età accadica (2200 a. C.) ritrovata a  sud di Baghdad. In ogni caso l’utilizzo farmacologico dell’aloe doveva essere ben conosciuto e diffuso in tutto il Vicino Oriente antico. Gli assiri chiamavano il succo di aloe Sibaru e ne utilizzavano le proprietà lassative per risolvere problemi di digestione difficile. Nell’antico Egitto poi l’aloe, oltre che per le sue funzioni terapeutiche, era tenuta in gran conto per la cosmesi femminile. Fra le leggende sull’aloe si narra che Cleopatra facesse uso del succo d’aloe come collirio e che la bellissima Nefertiti lo usasse per esaltare la bellezza e il colorito della pelle facendo bagni di latte d’asina e aloe. Ancora oggi le soglie delle case egiziane vengono decorate con una pianta d’aloe come simbolo di felicità domestica, spesso ornata con un fiocco rosso. A metà ottocento l’aloe viene riscoperta grazie a una serie di studi innovativi, fra i quali spicca l’esperienza di un oftalmologo russo, Vladimir Petrovic Filatov, capace di unire sapere scientifico e medicina popolare. La ricerca degli ultimi anni si concentra intorno all’intuizione empirica di un religioso brasiliano: Padre Romano Zago. Nei suoi ricordi la conoscenza dell’aloe arborescens come rimedio risale fin dalla prima infanzia: era usato come cosmetico per capelli, ma anche come cicatrizzante per le piaghe. Nel 1991 si trasferisce in Israele e allarga le sue ricerche naturalistiche studiando le grandi quantità di aloe vera presenti nella zona; è in questi anni che elabora una bevanda a base di aloe, miele e distillato che raccomanda ai pellegrini che si recano in Terra Santa per ricevere una grazia per i loro mali. Per poter comprendere le innumerevoli applicazioni di questa pianta “magica” bisogna conoscerne la composizione chimica. Grazie all’aloina, presente nella pianta, vengono incrementati gli effetti lassativi e di drenaggio dell’organismo. L’ampia gamma di sostanze contenute, che vanno dai minerali alle vitamine, dagli amminoacidi agli zuccheri, rendono la pianta dell’aloe un vero e proprio integratore alimentare. Inoltre è dotata di molteplici proprietà: cicatrizzante, antivirale, antinvecchiamento, antinfiammatoria, antibatterica, antibiotica, antidolorifica, antitumorale e la proprietà radioprotettiva che è la capacità delle sostanze contenute nell’aloe di rigenerare le cellule e di ripristinare il metabolismo sono un valido aiuto nel corso dei trattamenti radioterapici. In commercio si trovano molti prodotti a base di aloe, bisogna però usare qualche cautela per orientarsi meglio in un mercato in forte espansione e troppo spesso privo di regole chiare.

Leggi anche

Defibrillatori difettosi: muore una donna all'Isola d'Elba
Salute

Defibrillatori difettosi: muore una donna all’Isola d’Elba

Dopo l'allarme di fine novembre dei pacemaker difettosi, muore una signora anziana all'Isola d'Elba. la signora aveva un impianto della St Jude Medical.   Un vero dramma quello dell'Isola d'Elba. Una signora anziana  è infatti morta all'improvviso, signora che aveva subito l'impianto di un pacemaker della 'St Jude Medical', l'azienda USA che aveva già allertato tutte le cardiochirurgie italiane sul fatto che  alcuni modelli potessero essere potenzialmente difettosi.  Lo comunica proprio l' Azienda Usl Toscana nord ovest che, durante  di uno dei controlli straordinari effettuati in virtù della segnalazione dei pacemaker difettosi, aveva avvisato anche la signora oramai defunta del problema. Ma Leggi tutto

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*