Alta velocità:finti propositi ambientalisti celano intenti speculativi dei Si Tav COMMENTA  

Alta velocità:finti propositi ambientalisti celano intenti speculativi dei Si Tav COMMENTA  

Da anni assistiamo al dualismo No Tav/Si Tav e le tesi addotte da questi ultimi si tingono di finta ideologia ambientalista volta a mascherare i reali intenti speculativi del governo italiano e francese.


Vagliamo attentamente le tesi “nobili” dei Si Tav e proviamo subito a confutarle: secondo il movimento, la costruzione ferroviaria dovrebbe ridurre il traffico dei tir sull’autostrada, con conseguenze benefiche sull’inquinamento e riduzione dei gas di scarico.

Il 3 dicembre in realtà si sono riuniti i vertici italo-francesi  per siglare l’accordo relativo alla costruzione della seconda canna autostradale del Frejus, sui cui dovranno transitare i tir.Se l’intenzione era quella di diminuire il traffico, cosa si nasconde dietro il raddoppio della canna?

Se consideriamo che il presidente della società del Frejus è lo stesso della società del Tav, LTF, probabilmente  troviamo risposta alla domanda appena formulata.


Se poi vogliamo conoscere quali motivazioni spingano i governi ad intraprendere costruzioni colossali,  calpestando i diritti dei cittadini, non  curandosi della distruzione ambientale e dell’immissioni di grandi quantità di sostanze letali come l’amianto e l’uranio, la risposta è ancora più elementare: Le grandi opere si fanno per drenare legalmente soldi pubblici.


Facile dedurre che tali lavori  inizieranno, comunque e a prescindere, non appena l’unione europea finanzierà il tanto atteso 40% del denaro promesso.
Intanto Francia e Italia hanno intascato i 671 milioni per il tunnel geognostico di Chiomonte. CMC e Strabag, la società che ha l’appalto e la sua principale consociata, già gongolano per il bottino sottratto dalle casse pubbliche.


Come non bastasse sono stati siglati accordi sulla sicurezza , la cooperazione militare ( i due paesi si sono impegnati ad usare le armi) e una sorta di gemellaggio tra i due corpi di polizia che prevederà un solido scambio di informazioni e strategie comuni nella lotta ai dissidenti No Tav per impedirne il proliferare.

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Ricordiamo che lo scorso 29 novembre sono stati arrestati 19 attivisti coinvolti in due episodi salienti: quello del 29 marzo in cui i militanti dopo la caduta di Luca Abba dal traliccio dell’alta tensione, resistettero tre giorni sull’autostrada di Vernetto di Chianocco e contrastarono una troupe televisiva che  li filmava, e quello dello scorso agosto quando occuparono la sede di Geovalsusa,  una delle ditte appaltatrici dell’opera. In quell’occasione i carabinieri attaccarono il presidio di Chiomonte, obbedienti al comando della Procura di Torino, misero i sigilli alla postazione occupata , mentre in contemporanea la  LTF annunciava  di aver cominciato lo scavo.

Il punto è che i militanti non si sono mai arresi e combattono una lotta che va avanti da vent’anni, senza mollare o farsi intimidire dalla prepotenza di chi ha deciso di speculare sulle terre in nome del dio denaro e a quanto pare la storia non è destinata a concludersi tanto facilmente

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