Ambiente, fabbisogno di energia per l’Africa triplicato entro il 2030 COMMENTA  

Ambiente, fabbisogno di energia per l’Africa triplicato entro il 2030 COMMENTA  

africa energia

Secondo una ricerca del Berkeley Lab, il fabbisogno energetico dell’Africa è destinato a triplicare entro il 2030. Occorre puntare su fotovoltaico e eolico.

In futuro, il destino del mondo sarà senza dubbio legato al modo in cui l’umanità deciderà di soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Nulla di nuovo, fin qui, nemmeno se alla considerazione se ne aggiunge un’altra, quella relativa al fatto che quel fabbisogno energetico è destinato a crescere. Di quanto, di preciso, non si sa. Di certo crescerà.


Secondo diversi studi, l’ago della bilancia del futuro del pianeta sarà l’Africa. Un continente intero che, al momento, ha una domanda energetica tutto sommato modesta rispetto alle medie europee o americane o di alcune zone dell’Asia. Allo stesso modo, un continente che, nei prossimi anni, potrebbe cambiare in modo radicale. Stando ad uno studio condotto dal Berkeley Lab, la domanda energetica del continente africano sarebbe destinata a triplicare entro il 2030, cioè nei prossimi – circa – quindici anni.


Lo studio del Berkeley Lab sul fabbisogno di energia dell’Africa

E’ stato lo stesso team del Berkeley Lab a chiarire che soddisfare il futuro fabbisogno energetico tramite le tradizionali tecnologie sarebbe impensabile nonché insostenibile in termini di impatto ambientale. Per questo, il suggerimento dei ricercatori è rivolto alle fonti rinnovabili, come il fotovoltaico e l’eolico, che consentirebbero di sfruttare risorse naturali e pulite come il sole e il vento per la produzione di energia elettrica. “Il fotovoltaico e l’eolico”, hanno spiegato dal Berkeley Lab, “sono stati storicamente scartati perché troppo costosi e variabili in base al tempo, ma in Africa ci sono abbondanti risorse di vento e sole a basso impatto ed economiche”.


L’idea è quella di utilizzare specifiche aree del continente per la produzione di energia elettrica, attuando una vasta e profonda cooperazione fra gli Stati. “Con un’ubicazione strategica degli impianti”, hanno ipotizzato i tecnici, “e con più scambi energetici e interconnessioni di rete tra i Paesi, il costo del sistema complessivo può essere inferiore rispetto a quanto sarebbe se le nazioni dovessero sviluppare le loro risorse in isolamento, senza ubicazione strategica”.

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