Anche Unicredit mette in guardia da una possibile fine dell’euro

Economia

Anche Unicredit mette in guardia da una possibile fine dell’euro

La moneta europea è in discussione
La moneta europea è in discussione

Che non fosse il momento migliore per l’euro, almeno sul piano della fiducia, era abbastanza risaputo, tanto che nelle passate settimane si era sparsa la notizia riguardante due primari istituti bancari statunitensi, i quali in vista di una fuoriuscita di Italia, Portogallo e Grecia dalla moneta unica, si erano rivolti ad una società belga specializzata in transazioni con lira, escudo e dracma, per acquisirne la tecnologia. A quanto sembra, però, le due banche in questione non sono un caso isolato, se si pensa che nel prospetto informativo concernente l’aumento di capitale di Unicredit, che inizia proprio domani, in una sezione dal titolo “Rischi connessi alla crisi del debito dell’area euro”, si arriva a prospettare una possibile dissoluzione della moneta europea, dalla quale vengono messi in guardia i risparmiatori. E’ soltanto uno scenario che viene delineato dai manager di Unicredit, ma già il fatto che esso venga accennato, può fornire una idea delle tensioni esistenti in questo momento sui mercati azionari.

A pagina 66 del prospetto, si può così leggere: “Le preoccupazioni relative all’aggravarsi della situazione del debito sovrano dei Paesi dell’Area Euro potrebbero portare alla reintroduzione, in uno o più Paesi dell’Area Euro di valute nazionali o, in circostanze particolarmente gravi, all’abbandono dell’Euro”. Semplice ipotesi o meno, il rischio di un ritorno alle divise nazionali preesistenti all’euro, si fa di giorno in giorno più tangibile. E a contribuire all’aumento dei timori, è proprio la divisione politica che si registra nelle istituzioni continentali, ove i due blocchi che si sono formati, da una parte i “rigoristi” guidati dalla Germania, dall’altra gli “indebitati” capeggiati dall’Italia, cercano entrambi di portare acqua al proprio mulino, mentre la Francia tenta di barcamenarsi senza lasciare troppo spazio a Berlino. In effetti, molto dipende dalle prossime mosse che dovranno decidere come portare avanti la costruzione europea. Se dovesse passare il rigore tedesco, che prevede tappe forzate sul risanamento dei conti pubblici, per molti paesi, partendo proprio dal nostro, sarebbe quasi impossibile mantenere gli impegni, se non mettendo in preventivo un vero bagno di sangue per le proprie politiche sociali.

Questo è anche il senso del viaggio di Monti prima a Bruxelles e poi a Parigi, e dell’intensificarsi della sua attività diplomatica che dovrebbe portare dalla parte italiana altri paesi oltre a Polonia e Belgio. Una delle fortune del nostro paese, rimane comunque lo “splendido isolamento” in cui ha voluto porsi la Gran Bretagna, che fornisce all’Italia un potere di veto senza precedenti, E considerato che Monti ha già la Commissione europea dalla sua parte, alla fine potrebbe scapparci un accordo estremamente favorevole nel quale le tesi italiane potrebbero essere accolte per la gran parte. Niente male per un tecnico, prestato alla politica.

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