Andare bene in matematica è questione di autostima

Scuola

Andare bene in matematica è questione di autostima

Esisterebbe un doppio legame tra i risultati ottenuti dai quindicenni nei test matematici e la percezione che hanno di se stessi. Lo sostiene una recente indagine svolta da Ocse-Pisa, che ha rilevato come tale legame possa influire di ben 45 punti, corrispondente ad un intero anno scolastico. L’analisi si concentra su un assunto molto importante, e cioè: chi crede poco nelle proprie capacità in realtà rende assai meno di quello che potrebbe. In pratica, è come una legge di Murphy che viene applicata a se stessi: se penso di andare male nel test, quasi sicuramente succederà.

Gli insegnanti possono essere di aiuto agli studenti con scarsa autostima in un unico modo: facendoli esercitare in classe. Se durante le esercitazioni i ragazzi hanno avuto a che fare con problemi matematici analoghi per loro sarà più facile risolvere quelli proposti nei test. Altro elemento determinante per accrescere l’autostima degli studenti nei riguardi della matematica è l’aspettativa che i genitori ripongono in loro. I ragazzi i cui genitori contano di mandarli all’Università hanno maggiore fiducia in se stessi. Insomma, ciò vuole dire che la spinta dei genitori a fare sempre meglio è fondamentale per costruire il successo dei figli. Voi cosa ne pensate?

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