Anonymous viola gli archivi del Ministero degli Interni COMMENTA  

Anonymous viola gli archivi del Ministero degli Interni COMMENTA  

In quesi ultimi tempi si sono intensificati gli attacchi informatici degli  Hacker di Anonymous ai danni del Ministro degli Interni, cui sono stati sottratti ( virtualmente) e pubblicati migliaia di documenti riservati.


Eppure i media hanno provveduto ad occultare il più possibile la notizia di tale fuga di informazioni e non sono chiare le ragioni, anche perchè il fatto che sia stato violato l’intero sistema informatico della nostra Polizia di Stato, non pare un dato confortante da sottostimare.


I documenti divulgati sono svariati, ma su di tutti, spiccano quelli ( cosa interessante non solo a livello mediatico), che riguardano il movimento No Tav: negli archivi diffusi  si possono leggono decine di  nomi , cognomi ed indirizzi dei suoi militanti . Appare oltremodo  increscioso e lesivo della privacy , il fatto che siano stati resi noti archivi contenenti i nomi di persone coinvolte in attività politica attivamente (siano essi No Tav o no) da parte proprio di un movimento che sta dall’altra parte della barricata.


Destano tuttavia stupore le spiegazioni addotte dagli hacker sul perchè di tali liste. La risposta più candida, o forse scioccamente ingenua, è stata quella che, poichè la polizia è in possesso dei nominativi, la loro pubblicazione di fatto è ammissibile. La spiegazione tuttavia non convince affatto,soprattutto se fornita da attivisti che fanno dell’anonimato il loro cavallo di battaglia. Che sia cambiata la politica di Anonymous?

Da quando è nato il movimento negli ani ’90 Anonymous è stato il vessillo e la voce dei movimenti alternativi e dissidenti ed ha soprattutto usato l’arma dell’Hackeraggio in maniera trasparente, proprio come mezzo di divulgaziona alternativa da opporre alla pioggia “mainstream” di falsa informazione, fornendo appunto  “prove” insindacabili del volutamente occulto.

L'articolo prosegue subito dopo


Oggi invece pare che lo cose siano cambiate. Il fenomeno dell’hackeraggio ha subito una naturale evoluzione coincidente con lo sviluppo e la diffusione dei social network, e con un ovvio ricambio generazione che probabilmente non è al livello di quello dei padri fondatori: divulgare i nomi dei  militanti infatti implica una sovraesposizione del rischio per essi , rischio nettamente minore alla soddisfazione di potersi dire vincitori, solo per aver violato l’inviolabile ( ovvero i sistemi informatici delle Forze dell’ordine).

Ovvio dedurre che il rischio è quello di perdere di vista gli obiettivi concreti , discutibili o no, pur di urlare “la notizia” come qualsiasi altro mezzo informatico spazzatura che fino a qualche anno fa tanto era inviso al movimento.

Leggi anche

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*