Apertura partite IVA in calo, ipotesi effetto Jobs Act COMMENTA  

Apertura partite IVA in calo, ipotesi effetto Jobs Act COMMENTA  

Si è ridotto il numero di partite IVA aperte nel corso dell’ultimo mese di luglio.
A renderlo noto è stato ieri il Ministero dell’Economia, secondo il quale sarebbero 40316 le nuove partite IVA aperte e la flessione ammonterebbe, in termini numerici a un -6,9% rispetto al luglio dello scorso anno.

Si tratta di una buona notizia, stando all’interpretazione data dal Ministero, che ha precisato che il calo “potrebbe essere stato influenzato dall’entrata in vigore delle nuove forme contrattuali previste dal ‘jobs act’, accompagnate dagli incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, che potrebbero aver favorito la costituzione di rapporti di lavoro dipendente rispetto a rapporti di lavoro autonomo con partita Iva”.
Bicchiere mezzo pieno, non c’è dubbio, anche se l’ottimistico atteggiamento ministeriale si spiega con facilità osservando che, dopo tutto, la parrocchia da cui sono usciti Jobs Act e lodi circa gli effetti positivi da quest’ultimo garantiti è la stessa.

Tornando ai risultati della rilevazione, si osserva che, delle nuove partite IVA aperte, il 67,7% è per persone fisiche, il 26% per società di capitali, il 5,6% per le società di persone e l’1% per altre forme giuridiche.

In calo le aperture ascrivibili a persone fisiche, che registrano un -10,9%, e quelle per società di persone, che scendono del 9,3%. Aumentano invece le partite IVA per le società di capitali, per le quali è stato rilevato un consistente +6%, secondo alcuni conseguente ad alcune recenti modifiche normative che agevolano l’avvio di società a responsabilità limitata.

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Non troppo disomogenea – per la media italiana – la ripartizione territoriale: le aperture di nuove partite IVA sono localizzate per il 43% al nord, per il 23,2% al centro e per il 33,8% al sud.
Le uniche zone italiane in cui, in luogo del calo (media nazionale), si è verificato un aumento delle aperture sono la Valle d’Aosta (+60%), la provincia autonoma di Trento (+8,3%) e quella di Bolzano (+9,4%).
Per contro, i cali più vistosi sono stati rilevati in Basilicata (-27,6%), in Calabria (-22,6%) e in Umbria -17,7%).
C’è quindi da presumere, numeri alla mano, che, esclusi i casi estremi o quelli addirittura in controtendenza, la media ‘pesata’ fornisca un quadro molto meno dissimile rispetto a quello di un anno fa, Jobs Act o meno.

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