Approvata la Tobin Tax “light” della Francia

Economia

Approvata la Tobin Tax “light” della Francia

Nicolas Sarkozy
Nicolas Sarkozy

La Francia va avanti sulla strada della Tobin Tax, ma il provvedimento varato dal consiglio dei ministri, almeno per ora, costituisce più che altro un manifesto. Si tratta infatti di una versione molto edulcorata, nonostante gli annunci di Nicolas Sarkozy, in quanto la Francia sa benissimo di non poter andare avanti da sola su questa strada e per il momento deve accontentarsi di una tassa sulle transazioni finanziarie ridotta ai minimi termini. La quale, nelle previsioni del Tesoro, dovrebbe fruttare circa 1,1 miliardi. Non molto non solo rispetto alle aspettative delle Ong, secondo le quali una vera Tobin Tax potrebbe fruttare 8 miliardi, ma anche rispetto alle tasse che gravano sulle transazioni di Borsa a Londra (5 miliardi di euro annui). La Tobin Tax francese sarà dello 0,1 per cento del valore delle azioni trattate, “qualunque sia il luogo dove avviene la transazione”. In realtà, il campo di applicazione è ridotto: saranno infatti sottoposte alla tassa le aziende “la cui sede sociale è in Francia e la cui capitalizzazione borsistica supera un miliardo di euro al 1° gennaio”. In questo modo, verranno assoggettate alla tassa solo una sessantina di aziende transalpine, anche per evitare che quelle straniere rinuncino a farsi quotare a Parigi.

E proprio questa circostanza, in fondo, dimostra come la tassa in questione sia difficilmente applicabile senza un movimento comune, che comprenda perlomeno buona parte dell’Europa. Per poter avere finalmente uno strumento in grado di colpire la speculazione, bisognerà quindi attendere le prossime decisioni europee. Nove paesi (Francia, Germania, Italia, Austria, Belgio, Spagna, Finlandia, Grecia e Portogallo) hanno infatti chiesto alla presidenza danese di accelerare le discussioni e, in caso di difficoltà, potrebbero decidere di andare avanti da soli.

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