Arabia Saudita, arresti e torture, poi decapitazione e crocifissione, ma l’ONU ignora

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Arabia Saudita, arresti e torture, poi decapitazione e crocifissione, ma l’ONU ignora

Ali Mohammed al-Nimr venne arrestato nel 2012 per aver preso parte ad una manifestazione di sciiti nella città di Qatif, nella zona orientale dell’Arabia Saudita.

Al tempo aveva diciassette anni e, da allora, ha trascorso tre anni in prigione. Sottoposto a torture, ha ammesso la propria colpevolezza. Ha ammesso di avere lanciato bottiglie molotov contro la polizia, ha ammesso di avere organizzato, lui in prima persona, la manifestazione, ha ammesso di far parte di una cellula terroristica che mira a ridare potere agli sciiti, di cui era un famoso esponente, dettaglio non trascurabile, suo zio, l’imam Sheikh Nimr Baqr al-Nimr, noto per la militanza anti sunnita, giustiziato dal governo di Riad mediante decapitazione.

Ha ammesso tutto, come è quasi inevitabile sia se il mezzo di indagine è la tortura, e, per questa sua ineccepibile colpevolezza, sarà decapitato e poi crocifisso, esposto in pubblico.

A riferire di questa vicenda è stata la ONG britannica Reprieve, affiancata da alcuni attivisti sauditi.

Reprieve ha denunciato la clamorosa violazione dei diritti umani, sottolineando anche come al ragazzo non sia mai stata concessa l’assistenza di un legale e come i giudici non abbiano voluto prendere in considerazione il fatto che l’ammissione di colpevolezza sia stata di fatto estorta mediante tortura.

L’Arabia Saudita non è nuova a vicende di questo genere, basti pensare che solo nei primi cinque mesi del 2015, le condanne a morte sentenziate dai tribunali sauditi risultano essere novanta.

Singolare, in questo quadro, che le Nazioni Unite stiano pensando di assegnare proprio all’Arabia Saudita la presidenza del Consiglio ONU in tema di diritti umani.

Secondo quanto risulta da alcune fonti, infatti, l’Arabia sarebbe stata scelta per presiedere un gruppo ristretto di ambasciatori con il compito di indicare i candidati per più di settanta posizioni chiave all’interno del Consiglio, mentre al delegato saudita per i diritti umani Faisal Trad sarebbe stata assegnato il ruolo di coordinatore delle attività relative alla presentazione delle nomine.

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