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Armi chimiche usate dall’Isis in Kurdistan

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Armi chimiche usate dall’Isis in Kurdistan

I miliziani dello Stato Islamico, nella loro avanzata verso nord, in pieno Kurdistan, a due passi dall’Europa, avrebbero fatto ricorso all’uso di armi chimiche.

Il giorno dopo gli attentati suicidi organizzati, con ogni probabilità, dall’Isis a Suruc e Kobane, arriva la notizia di un ulteriore gesto di barbarie, in palese violazione di qualunque trattato internazionale sull’uso delle armi.

A riferirlo sono la Conflict Armament Research e la Sahan Research, due organizzazioni di monitoraggio britanniche sovra governative che hanno inviato i loro osservatori nella regione siriana di Hasakah e nella zona presso la diga di Mosul, in Iraq. Da quanto riferito, i tecnici sono stati colti da malori (mal di testa e vomito) non appena si sono trovati vicini a proiettili di mortaio inesplosi.

I sintomi sono considerati compatibili con l’avvelenamento da agenti (come il cloro, ad esempio), utilizzati per la fabbricazione di armi chimiche. Ora le armi saranno sottoposte a test, per verificare se l’ipotesi finora avanzata è corretta.

Sempre su questo tema, intanto, risulta che, a seguito di alcuni bombardamenti subiti a fine giugno dalle truppe curde, gli stessi sintomi si siano presentati fra i soldati, anche in forma più grave.

Secondo la direzione della Conflict Armament Research, le analisi effettuate sugli armamenti utilizzati in quell’occasione avrebbero già rivelato l’utilizzo del cloro quale agente chimico.

L’ipotesi è che l’Isis abbia deciso di virare verso mezzi di combattimento più sofisticati e, purtroppo, efficaci, per contrastare le truppe avversarie del nord, le uniche supportate in modo aperto dalla comunità internazionale.

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