Arpad Weisz, l’uomo che scoprì Meazza COMMENTA  

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L'ingresso di Auschwitz

Si approssima la Giornata della Memoria, istituita per ricordare la Shoa e, come ogni anno, si intensificano le attività volte a non far dimenticare il genocidio operato dai nazisti in tutte le zone che caddero sotto il loro dominio.

Tra queste, il giornalista Gianni Mura, a ragione, propone di inserire la organizzazione di una amichevole annuale tra Inter e Bologna, volta a ricordare Arpad Weisz, una delle innumerevoli vittime cadute nei campi di sterminio hitleriani.

Chi era Arpad Weisz e perché le due squadre dovrebbero istituire un trofeo da giocarsi annualmente in amichevole, è presto detto: era uno dei più famosi tecnici degli anni ’30 e in tale veste lasciò il segno in entrambe le città.

Con l’Inter, allora denominata Ambrosiana, dopo la fusione imposta dal Regime con la Milanese, vinse lo scudetto del 1929-30 e scoprì Giuseppe Meazza, lanciandolo in prima squadra, oltre ad altri giocatori che avrebbero lasciato il segno negli anni a seguire.

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Col Bologna creò invece lo squadrone che “tremare il mondo fa”, portandolo alla vittoria di due scudetti (1935-36 e 1936-37), oltre che di due Mitropa Cup, trofeo che all’epoca era una sorta di Champions League cui partecipavano tutte le più forti squadre del continente, tranne le inglesi. Ma anche le squadre britanniche, dovettero inchinarsi alla bravura di Weisz. Successe al Torneo dell’Esposizione del 1937, quando gli altezzosi sudditi di Sua Maestà videro il loro Chelsea franare clamorosamente sotto i colpi dei vari Andreolo, Fedullo e Sansone, rimediando un 4-1 che fece grande scalpore. Poi, arrivò l’abominio delle Leggi Razziali e Weisz, come del resto “Egri” Erbstein, inventore del Grande Torino, fu costretto a rifugiarsi all’estero. Prima a Parigi e poi in Olanda, ove Weisz allenò il Dordrecht, una squadretta mai arrivata a tali livelli, portandolo ad un passo dal titolo. Quando i nazisti invasero anche l’Olanda, per Weisz e la sua famiglia (la moglie Ilona Rechnizer, e i figli Roberto e Clara), non ci fu scampo: finirono tutti ad Auschwitz e non ne uscirono più. Una delle tante, troppe storie, del periodo più buio della storia umana.

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