Masiello ammette: “Nel derby autogol per soldi” COMMENTA  

Masiello ammette: “Nel derby autogol per soldi” COMMENTA  

Annunciata, poi in parte smentita, ma infine arrivata. E non sarà certo qualche ora di ritardo rispetto alla “scadenza” prevista per fine marzo a fare da detonatore.

La terza puntata dello scandalo calcioscommesse ha preso il via all’alba, a Bari, con gli arresti ordinati dal gip Giovanni Abbatista di Andrea Masiello ma anche di Giovanni Carella e Fabio Giacobbe, amici del difensore e scommettitori abituali.

Pesanti ma non nuovi i capi d’accusa, associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, come non nuovo è il vero motivo dell’arresto, il pericolo di inquinamento delle prove.

Ma se Masiello occupa da qualche ora una cella del carcere di Bari, non è da escludere che a breve venga raggiunto da alcuni ex compagni: nel registro degli indagati sono stati infatti inseriti anche Alessandro Parisi, ora a l Torino, Simone Bentivoglio (Padova), Marco Rossi (Cesena), Abdelkader Ghezzal (Levante), Marco Esposito (svincolato) e Nicola Belmonte (Siena).

Insieme a questi tanti altri sono i nomi degli indagati: dall’ormai celebre factotum Angelo Iacovelli a tre ristoratori, Nico De Tullio, Onofrio De Benedictis e Francesco De Napoli, sospettati di essere complici dei calciatori, e gli “zingari” Victor Kondic ed Armand Caca.

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Ma i maggiori sospetti gravitano sui calciatori, ritenuti i veri organizzatori del malaffare. Erano infatti tutti insieme in quel Bari dello scorso anno i cui giocatori erano, parole degli investigatori, “in vendita”. Quattro le partite sotto esame per quello che a tutti gli effetti rappresenta l’atteso salto di qualità dell’indagine che si allarga alla Serie A: Cesena-Bari 1-0 (28 novembre 2010, giornata), Bari-Lecce 0-2 (37^ giornata, 15 maggio 2011), per la quale Masiello nell’interrogatorio del 28 marzo avrebbe ammesso di aver fatto, per soldi, circa 50.000 euro, l’autogol che sbloccò il risultato, Bologna-Bari 0-4 (38^ giornata, 22 maggio 2011) ma anche Udinese-Bari 3-3 del 9 maggio 2010, ultima giornata del torneo 2009-2010. Una gara, quest’ultima, che allarga inquietantemente il malaffare retrodatandolo di qualche mese. Ma se quel giorno si registrò solamente uno dei classici e “taciti” accordi di fine stagione, per le altre tre partite i sospetti sono ben peggiori. In soldoni il clima che si viveva in quei mesi nello spogliatoio era a dir poco inquinato: squadra retrocessa virtualmente da mesi, società inesistente, stipendi che non arrivavano. Scenario ideale per far nascere strane tentazioni. Così, una volta scoperto che c’era la possibilità di fare soldi facili, il gruppo si è messo in moto. Per non fermarsi più.

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