ART.18: Monti e Fornero presentano il DDL

Roma

ART.18: Monti e Fornero presentano il DDL

Dopo la lunga notte del vertice a quattro fra Monti, Bersani, Alfano e Casini, si è arrivati alla famosa revisione del testo .Tre punti cruciali: ammortizzatori, Precarietà e Licenziamenti( quest’ultimo è stato trattato alla fine, come medicina amara)

Ammortizzatori sociali: si passa da un” sistema duale” che prevedeva diverse forme di cassa integrazione oltre alla mobilità ( solo per 4 milioni di lavoratori) ad un sistema in cui non c’è niente per nessuno, costituito dalla cig solo per “crisi aziendale temporanea”, mentre quelle per ristrutturazione o crisi aziendale temporanea cessano insieme alla mobilità. Questi sistemi saranno sostituiti dall’ Assicurazione sociale per l’impiego Aspi, che durerà 12 mesi per gli under 55 e 18 per gli over, mentre prima, oltre alla cig di 2 anni esisteva la mobilità di 24 mesi per gli under 50 e 36 mesi per gli over.I precari invece riceveranno un reddito di continuità solo se hanno lavorato 12 mesi negli ultimi 2 anni, mentre se hanno cumulato 3 mesi di contributi nell’ultimo anno, potranno contare su un “mini Aspi” che dura la metà dei mesi per cui sono stati ricevuti i contributi.

Precarietà:L’apprendistato sarà la formula d’ingresso più diffusa. Le aziende tuttavia potranno continuare ad avvalersi degli apprendisti solo se nelle precedenti chiamate hanno assunto almeno il 50% dei lavoratori, contro il 30% nei primi 3 anni della legge. Per loro fortuna potranno assumere più apprendisti rispetto a prima, ovvero 3 su ogni lavoratore a tempo indeterminato, contro l’1 su 1 in vigore. I contratti a termine non potranno più essere giustificati con il “causalone” per la prima chiamata e verrà applicata un’addizionale contributiva che andrà nelle tasche dell’anpi,invece la seconda chiamata dovrà essere motivata obbligatoriamente, ma se si assumono i lavoratori a tempo indeterminato l’azienda riceverà incentivi contributivi.

Licenziamenti:diventeranno liberi. L’unico obbligo per l’azienda è di giustificarsi dietro a “motivi economici”, Difatti già la Costituzione sancisce i motivi discriminatori con legge 300/70. Per Il motivo disciplinare, se si appura il torto da parte dell’azienda, sarà il giudice a stabilire se il lavoratore sarà reintegrato ( con restituzione di stipendi e contributi non pagati) o se riceverà indennizzo economico tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità, contro le 15/27 mensilità di prima. Se viene intimato il licenziamento per motivi economici, azienda e lavoratore si dovranno invece presentare entro 7 giorni presso la Direzione territoriale del lavoro per stabilire una “conciliazione” in cui verrà stabilita l’entità dell’indennizzo. Se non si raggiunge un accordo entro 20 giorni, l’azienda sarà libera di procedere con il licenziamento. Se l’accordo viene invece raggiunto parte l’affidamento del lavoratore ad un’agenzia. Il lavoratore insoddisfatto tuttavia potrà ancora rivolgersi al giudice, senza entrare nel merito delle ragioni economiche aziendali :se verrà riscontrata insussistenza del licenziamento sarà reintegrato, se perderà la causa non riceverà neanche il risarcimento previsto.

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