Art.18: smantellato anche per il pubblico impiego

Roma

Art.18: smantellato anche per il pubblico impiego

L’ennesimo baluardo della democrazia è stato abbattuto durante un vertice notturno tra parti sociali, Governo e autonomie locali per applicare l’Art 18 anche al pubblico impiego. Non è chiara la posizione di Cgil che , da una parte ha proclamato 16 ore di sciopero, comprese 8 di mobilitazione generale, tuttavia a quanto pare ha firmato la riforma in questione. Tutto è iniziato in nome della spending review, l’analisi della spesa pubblica affidata a Bondi, di cui si è prontamente approfittato il Ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi come “occasione per superare l’approccio finanziario ragionieristico della spesa pubblica ed avviare un processo di modernizzazione dell’amministrazione pubblica attraverso un’attività di profonda razionalizzazione” Questo punto ha trovato d’accordo i sindacati , ignorati in sede di trattativa politica con Monti e Fornero; per loro si presenterebbe infatti l’occasione di rientrare nel gioco politico della faccenda. Il testo dell’accordo (in totale 7 pagine) tuttavia non parla del rinnovo dei contratti nazionali di categoria, bloccati da anni , della stabilizzazione dei precari, nè dello sblocco dei turnover.

E’ stato pure accettato il principio della mobilità del personale in eccesso, ma su questo punto il sindacato ha chiesto di essere coinvolto in tutte le fasi , soprattutto nel percorso di riqualificazione. Ricordiamo che per gli impiegati pubblici la mobilità dura 2 anni con stipendio percepito all’80% trascorsi i quali i lavoratori o vengono ricollocati, anche in altre regioni, o definitivamente licenziati. Singolare il principio di valutazione della performance, secondo cui la retribuzione dei lavoratori subirebbe variazioni a seconda appunto dei risultati ottenuti. Ebbene la valutazione andrebbe in mano ai capi, che in nome del potere rafforzato di “funzione e responsabilità” ,avranno la facoltà di decidere delle sorti dei loro subalterni riguardo i licenziamenti per motivi disciplinari.Le conseguenze sembrano ovvie: nugoli di lavoratori fantozziani proni davanti al perfetto direttivo fatto di capi solitamente imbecilli ma obbedienti all’azienda( fino a quando fanno comodo all’azienda stessa). Il testo prevede infatti il “rafforzamento dei doveri disciplinari dei dipendenti” anche se “prevedendo garanzie di stabilità in caso di licenziamento illeggittimo” come quanto stabilito anche per i privati con la riforma dell’art.18.

L’ultima novità riguarda le assunzioni, fino ad oggi disciplinate dai concorsi pubblici e culminanti col solenne “giuramento” di fedeltà alla Repubblica. Sarà infatti introdotta la tenure-track, vale a dire un lungo apprendistato, finito il quale il lavoratore dovrà sostenere un esame, ma non è detto che lo passi , in questo caso si prospetterà per lui un sofferto calvario altrove. Ancora una volta viene attaccata la Costituzione che nell’art 97 declama :”agli impieghi delle amministrazioni pubbliche si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge” .L’ Invito ai cittadini è quello di denunciare tramite esposto alla Procura della Repubblica il Governo e Presidente della Repubblica per Golpe e attacco alla Costituzione, troverete su notizie.it un articolo che elenca tutte le leggi per farlo.

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