Assessore multato dall’Anac: violata la legge trasparenza

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Assessore multato dall’Anac: violata la legge trasparenza

Guai per l’Assessore alla Trasformazione digitale e Servizi civici del Comune di Milano Roberta Cocco. L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), presieduta da Raffaele Cantone, ha disposto nei suoi confronti una sanzione amministrativa ed in particolare una multa di 1000 euro con l’accusa secondo cui l’assessore non avrebbe dichiarato i propri redditi entro 90 giorni dalla nomina in base al decreto sulla trasparenza, votato dal Comune meneghino nel 2015. Cocco ha pubblicato i suoi redditi solo il 17 febbraio scorso, a seguito del caso sollevato alla fine del gennaio scorso da Pietro Tatarella di Forza Italia e Patrizia Bedori (M5S), che invocavano proprio questa legge, sottolineandone il mancato rispetto da parte dell’assessore Pd e oltretutto sospettandola di ricoprire ancora incarichi a Microsoft, dove ha lavorato, prima d’intraprendere la carriera politica.

A riguardo la Cocco si era difesa, affermando: “Vorrei precisare che non ricopro più alcun incarico all’interno di Microsoft, azienda per la quale ho lavorato fino al 31 agosto 2016: sono attualmente in aspettativa non retribuita, come previsto dalla legge in caso di accettazione di incarichi politici, e le azioni del gruppo Microsoft assegnate in precedenza ma non ancora maturate sono state congelate dal 1° settembre 2016, data del mio nuovo incarico, e lo saranno sino al 1° settembre 2017, data dopo la quale saranno definitivamente perse. Per quanto riguarda invece la richiesta di chiarimento sulla mancata pubblicazione della mia situazione patrimoniale e reddituale – continua l’assessore – vorrei precisare che nel 2015 occupavo un’altra posizione lavorativa, i miei piani e i miei progetti erano lontani dal Comune di Milano, motivo per cui non ho reso pubblica la mia situazione. Sarò invece disponibile a fornire tutte le informazioni sul mio reddito a partire dal 2017″. Al che la Segreteria generale del Comune ha inviato una segnalazione al Nucleo interno di valutazione di Palazzo Marino, il quale a sua volta, come atto dovuto ha segnalato la faccenda all’Anac.

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