Associazione a delinquere: arrestato il presidente del Poggibonsi COMMENTA  

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Dopo quattro vittorie nelle ultime cinque partite, e con alle porte una settimana intensissima che lo vedrà scendere in campo tre volte in sette giorni, il Poggibonsi sta per coronare la rincorsa alla zona playoff: ritenuta una delle favorite del campionato ad inizio stagione, la squadra giallorossa ha stentato a lungo ma ora è pronta a giocarsi un finale di stagione all’altezza delle aspettative. O meglio sarebbe stata pronta, perchè una coincidenza davvero amara impedisce ai ragazzi di Fraschetti di esultare: nella giornata di martedì infatti è stato arrestato Antonello Pianigiani, presidente del club nonché fautore delle ambizioni della società protagonista da due stagioni di campionati di alto livello. Pesante l’accusa: traffico illecito di rifiuti pericolosi e associazione a delinquere. Con lui è finita in carcere pure la moglie Antonietta Panarelli, una figura di spicco nell’industria senese visto che non ricopre solo gli incarichi di vicepresidente della società ed amministratrice unica dell’azienda di famiglia, la Pianigiani Rottami, specializzata appunto nella raccolta e recupero di rifiuti pericolosi a Siena, ma pure quello di presidente del Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Siena.


Inevitabile la decisione di quel che rimane del club di chiudersi nel silenzio stampa (questo sì giustificato…) nella speranza che la squadra non risenta di questa tempesta, che peraltro non arriva come un fulmine a ciel sereno: le indagini infatti erano in corso dal 2009 e dopo quasi tre anni l’operazione “Transformers”, coordinata dalla Procura di Firenze, ha portato alla luce uno scenario inquietante coinvolgendo ben 126 persone, tanti sono gli indagati. La colpa della Pianigani Rottami sarebbe non solo quella di aver frantumato e rottamato veicoli classificandoli come non pericolosi ma di avere addirittura utilizzato i rifiuti ottenuti, tra cui materiali dannosi per la salute come cadmio, zinco, piombo ed altri materiali pesanti, per produrre combustibile, abbattendo così i costi di produzione per un giro d’affari di circa cinque milioni di euro.


In tale attività la società si sarebbe addirittura servita della complicità di laboratori di analisi, che avrebbero fornito falsi certificati, oltre che di inceneritori. E non è finita perché secondo gli inquirenti anche dopo la scoperta dei reati gli indagati avrebbero prodotto documentazioni false al fine di ottenere l’annullamento delle sanzioni da parte del Giudice di Pace. L’indagine coinvolge altre regioni del centro-nord Italia, all’Emilia alle Marche fino al Molise. A Poggibonsi regna lo stupore: e la preoccupazione per un sogno calcistico che potrebbe frantumarsi sul più bello.

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