Atene crolla in borsa: adesso Grexit fa paura

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Atene crolla in borsa: adesso Grexit fa paura

Fra la Grecia e gli interlocutori europei adesso è guerra aperta.

Il fallimento dei negoziati del fine settimana ha regalato oggi, all’apertura delle borse, un assaggio di quello che potrebbe succedere in caso di uscita della Grecia dall’euro: Atene crolla subito con l’indice BS ASE a -6.46% a 724 punti, il differenziale fra Germania e Grecia è già oltre i 1000 punti, il Ftse Mib a Milano perde un punto e vanno male anche le piazze di Parigi e Francoforte. Non si salva nessuno, insomma.

Ormai l’ipotesi Grexit sembra essere presa in conto da tutti, anche se in pochi lo dicono in modo chiaro.

Uno di questi è il ministro ellenico Varoufakis, che annuncia sì di escludere “una Grexit come soluzione ragionevole”, ma aggiungendo che “nessuno può escludere tutto”. Ancora più perentorio è il premier Tsipras, che fornisce la sua lettura delle ragioni che hanno portato al fallimento dei negoziati: “si può soltanto vedere un obiettivo deliberatamente politico nell’insistenza dei creditori sui nuovi tagli alle pensioni, dopo cinque anni di saccheggio nell’ambito dei salvataggi”. Come dire che il fallimento non è certo legato a motivi tecnici (quelli che promuoveva Juncker alla vigilia degli incontri), ma a manovre politiche da parte dell’Europa.

Le parole del leader di Syryza devono aver infastidito parecchio la Commissione Europea, che ha affidato alla portavoce Annika Breidthard il chiarimento circa le richieste avanzate al governo di Atene: aggiustamenti di bilancio (mediante interventi sul disavanzo primario), lotta all’evasione fiscale, rafforzamento del sistema bancario, miglioramento della pubblica amministrazione e lotta alla corruzione e, infine, riforme strutturali, con particolare riferimento alle spese per la difesa, considerate troppo alte e ben al di sopra di quelle dei paesi NATO.

Niente pensioni, quindi.

Il taglio delle pensioni citato da Tsipras non rientrerebbe neppure fra le richieste primarie della Commissione, che precisa, sempre tramite la Breidthard, devono rimanere di competenza di Atene, salvo l’osservazione (o suggerimento) di “diminuire il numero delle pensioni anticipate”.

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