Attentato Londra, incriminato 18enne per tentato omicidio
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Attentato Londra, incriminato 18enne per tentato omicidio

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Attentato Londra, incriminato 18enne per tentato omicidio

La prima persona arrestata per l'attentato alla metropolitana di Londra, un ragazzo 18enne di origine irachena, è stata incriminato per tentato omicidio.

Ragazzo iracheno incriminato per tentato omicidio

E’ stato formalmente incriminato per tentato omicidio plurimo il 18enne di origine irachene arrestato dalla polizia britannica. Lo rende noto Scotland Yard. L’individuo era stato messo in manette a Dover, nell’ambito delle indagini sull’attentato di Parsons Green, nella metropolitana di Londra. Il ragazzo è indicato come l’autore materiale dell’attacco. Altre quattro persone restano incarcerate come presunti complici dell’attentato, e sono sospettate di violazione della legge sul terrorismo.

I 5 arresti

Il ragazzo incriminato è il primo di una serie di persone arrestate nella vicenda dell’attentato in metropolitana. Forse il sospetto arrestato stava cercando di imbarcarsi su un traghetto diretto in Francia. Non sarebbe la prima volta, insinua il Guardian, che lo Stato Islamico usa il porto sulla Manica per far entrare e uscire persone dall’Inghilterra: la sicurezza per gli imbarchi sui traghetti di Dover era, infatti, molto debole.

L’unica persona di cui è stata resa nota l’identità è Tahya Farrouk, 21enne, anche lui di origine irachena, fermato a Hounslow, un quartiere londinese.

Altri tre, di 25, 30 e 48 anni, sono stati arrestati nel Galles.

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Gli arresti e gli attentati nel 2017

La tempestività degli arresti può fare pensare ad una brillante operazione: l’intera banda sembrerebbe sgominata nel giro di pochi giorni. Ma mentre gli arrestati sono sottoposti a interrogatorio è necessario anche valutare con cautela, se non scetticismo, la reazione delle forze dell’ordine. Se da un lato pare certo che almeno uno dei sei sia coinvolto in prima persona nell’attentato, il giovane “con il berretto rosso” identificato dalle cctv, i precedenti invitano a giudicare per il momento con prudenza i raid e gli arresti di mezza dozzina di sospetti.

Nei tre grossi attentati che si sono verificati in Inghilterra quest’anno, sul Westminster Bridge, a Manchester e sul London Bridge la polizia ha effettuato complessivamente ben 49 arresti nei giorni successivi dopo ciascuna azione. Ma successivamente tutti e 49, senza esclusioni, sono stati rilasciati senza alcuna imputazione.

Gli arresti ricevono sempre grande attenzione mediatica, sicuramente maggiore dei rilasci.

Difficoltà delle indagini

Ciò non significa necessariamente che gli arresti di questi giorni, o quelli relativi ai precedenti e più gravi attentati, siano eseguiti in modo frettoloso, superficiale, per dare in pasto ai media e all’opinione pubblica dei possibili sospetti, e per dimostrare l’efficacia della polizia e tranquillizzare una popolazione che si sente braccata dal mirino del terrorismo.

La lotta al terrore comporta enormi difficoltà e complicazioni. Spesso si tratta di cercare un ago nel pagliaio, e nulla è scontato. La rapidità degli arresti viene spiegata con il tentativo di evitare che eventuali complici possano compiere un secondo attacco sulle ali del primo. Ma i numeri rimangono comunque emblematici. Ben 49 persone arrestate dopo tre attentati e 49 persone rilasciate. Il caso, così non si risolve. Vedremo se la sorte della mezza dozzina arrestata dopo la bomba nel metrò sarà meno fortunata.

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