Aumenta la precarietà in Italia, ma il problema sarebbe l'articolo 18 - Notizie.it
Aumenta la precarietà in Italia, ma il problema sarebbe l’articolo 18
Economia

Aumenta la precarietà in Italia, ma il problema sarebbe l’articolo 18

Elsa Fornero
Elsa Fornero

I lavoratori italiani sono sempre più precarizzati e discriminati. Questo è il dato che emerge dal rapporto sulla coesione sociale messo a punto da Inps, Istat e Ministero del Lavoro. Probabilmente sarebbe il caso di partire da qui, e non dalle supposte difficoltà create dall’articolo 18, per elaborare una riforma del mercato del lavoro adeguata alla situazione e in grado di far diventare l’Italia un paese al passo con le sfide dei tempi. Basti pensare che, sempre in base ai dati di cui stiamo parlando, nel 2011, le donne guadagnano il 19,2% in meno degli uomini e un pensionato su due ha un reddito, da pensione, inferiore ai mille euro. Nel primo semestre 2011 sono stati attivati 5.325.000 rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato, ma il 67% delle assunzioni è stato formalizzato a tempo determinato, mentre l’8,6% ha riguardato contratti di collaborazione e il 3% l’apprendistato: addirittura 687mila contratti hanno avuto la durata di un giorno.

Queste sarebbero le catene di cui parlano spesso a sproposito le organizzazioni datoriali che denunciano le storture del mercato del lavoro con toni apocalittici. Per capire di quale montatura si sia parlando, basti dire che nel complesso il numero di dipendenti con contratto a tempo indeterminato risulta in discesa dello 0,5%, attestandosi a quota 10.563.000. Calo che si fa molto più marcato per i lavoratori sotto i 30 anni (-7,9%). Insomma, ancora una volta, la realtà fornisce una fotografia della situazione molto distante da quella che si sta discutendo al Ministero del Lavoro, nella quale essere giovani e donne, equivale quasi ad una condanna. Ma, sembra incredibile, il problema italiano, è l’articolo 18, senza il quale, almeno dicono, gli imprenditori non investirebbero nel nostro paese. Ormai da settimane si ripropone una discussione falsata in partenza da questa vera e propria leggenda metropolitana. Se queste sono le premesse, c’è da sperare molto poco nel risultato finale.

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