Autismo infantile: come si sviluppa e come gestirlo

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Autismo infantile: come si sviluppa e come gestirlo

Autismo infantile: come si sviluppa e come gestirlo
Autismo infantile: come si sviluppa e come gestirlo

Autismo infantile: non è una malattia e non si cura. Uno su 166 ne è affetto. La teoria della mente per capire anziché respingere

Autismo infantile è un disturbo cerebrale che può manifestarsi tra il primo e il terzo anno di vita. Disturbo che può riflettersi nell’ambito del comportamento, nel linguaggio e nella capacità motoria. Molti studi e ricerche non hanno dato ancora molte risposte. Quello che è generalmente accettato è che l’autismo non è una malattia. Come tale, non ci sono cure: ci sono invece attitudini e vie che possono facilitare la vita dei soggetti coinvolti. Lo sport, la musico-terapia e la vicinanza di animali domestici possono certo aiutare. Ciò che è essenziale, però, è mettersi in un rapporto di empatia con chi ha questo disturbo. Non solo perché dopo il fattore genetico, è l’ambiente(cose e persone intorno ai colpiti da autismo), l’elemento aggravante di questo stato. Ma soprattutto perché capire cosa si agita nella mente dei soggetti autistici è l’unico mezzo per aiutarli.

Autismo infantile: ipotesi della dott.ssa Frith e della dott.ssa Wing

Dato che la Ricerca e gli studi sull’argomento hanno dato un ampio spettro di indagine, ma non una causa univoca, resta difficile ancora oggi spiegare l’autismo in modo esatto.

Generalmente, si può dire che i soggetti colpiti sono più delicati in ragione del fatto che hanno una facoltà sensoriale maggiore del normale. Questo genera in loro confusione e, nei casi più gravi, può indurli a chiudersi in se stessi. Ma può anche scatenare crisi, provocare depressione o attacchi epilettici. Alcune ipotesi che entrano più nel merito sono i contributi della dott.ssa Uta Frith e della dott.ssa Lorna Wing. La prima, è docente di psicologia infantile all’University College di Londra; la seconda, è direttrice del Centro per i disturbi sociali e della comunicazione dell’Università di Bromley(Kent). La Frith sostiene che il disturbo inizia a formarsi già nel grembo materno, anche se non ci sono prove. I maschi sono i soggetti maggiormente colpiti(in un rapporto 3 a 1), anche se i casi di autismo sulle femmine sono quelli più gravi. Quanto alla Wing, è interessante la classifica che propone dell’autismo.

Una classifica che lei contrappone a quella a suo dire semplicistica. Che si riduce a due forme di autismo: quello più grave(o classico) e quello lieve(sindrome di Asperger). La classifica della Wing si basa invece sul comportamento dei soggetti autistici e si divide in tre tipi: autisti riservati, passivi e strani. La suddivisione prende in esame la maggiore o minore integrazione sociale e il grado di linguaggio, più o meno sviluppato. Ma anche il livello di autonomia, più o meno marcato e altri fattori: come il grado di intelligenza e la capacità di capire l’altro e il mondo.

La teoria della mente, nata con lo scopo di aiutare a capire i soggetti autistici, è per ora il passo più significativo della Ricerca.

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