Aziende contrarie alla proposta di una nuova tassa su superalcolici e bevande COMMENTA  

Aziende contrarie alla proposta di una nuova tassa su superalcolici e bevande COMMENTA  

La Confindustria Cuneo, attraverso il presidente della sezione Vini/Liquori e distillerie, Enrico Lavagnino, e il presidente della sezione Alimentare, Franco Biraghi, esprime serie perplessità in merito alla nuova tassa su superalcolici e bevande analcoliche con zuccheri aggiunti, prevista nella bozza di provvedimento sulla Sanità proposto al Governo dal Ministro della Salute, Renato Balduzzi. Il balzello, che dovrebbe colpire le cosiddette “soft drink”, graverebbe sulle aziende produttrici per 7,16 euro ogni 100 litri di bevanda zuccherata e per 50 euro ogni 100 litri di superalcolici.

Il peso di questa possibile nuova imposta risulta particolarmente grave da sopportare per la provincia di Cuneo, dove sono radicate alcune delle maggiori aziende produttrici di bibite e distillati alcolici. “Riteniamo singolare che si parli di progetti per lo sviluppo e la crescita del Paese e parallelamente si tenti di introdurre un’ennesima tassa, che andrebbe a deprimere ulteriormente i consumi del comparto alimentare, già in calo da quando è cominciata la crisi – dichiarano concordi i presidenti Enrico Lavagnino e Franco Biraghi -. Da ciò che abbiamo letto, grazie al nuovo tributo, dovrebbero entrare nelle casse dello Stato 250 milioni di euro. Ma c’è da valutare anche il probabile calo degli introiti di Iva derivanti dalla riduzione dei consumi, che pare stimabile attorno ai 100 milioni di euro. È sufficiente questo minore introito a vanificare gran parte della nuova misura”.

I due rappresentanti di Confindustria Cuneo continuano, poi, analizzando anche altri aspetti: “Se consideriamo, inoltre, le motivazioni di carattere “salutista” che sono state chiamate in causa per dare una giustificazione etica alla nuova tassa – proseguono -, è incomprensibile come il periodo applicativo previsto si limiti a 3 anni. Riteniamo che siano altre le forme che lo Stato può attuare per intervenire sulle corrette abitudini alimentari dei cittadini. C’è da pensare che il Ministro intenda replicare provvedimenti analoghi già adottati in Francia e Danimarca, dove sono stati imposti tributi di qualche centesimo su lattine, merendine e snack. Si tenga però conto che in quei Paesi l’Iva dei prodotti colpiti varia dal 4% al 10% contro il 21% dell’Italia”.

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