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Banca Etruria, dopo le accuse oggi perquisizione a Civitavecchia

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Banca Etruria, dopo le accuse oggi perquisizione a Civitavecchia

Fare impresa. Si dice così, usando una locuzione poco elegante, ma efficace. Significa avviare e gestire un’attività: farlo con successo, comporta incassare più di quanto si spende. Il problema può essere posto nei termini di un esercizio da classe elementare.

Secondo quando stanno scoprendo gli ispettori di Bankitalia, in Banca Etruria le cose non andavano proprio così. Chiamati a un intervento tardivo eppure utile, quanto meno per capire come sia possibile essere arrivati a questo punto, i funzionari stanno scartabellando e iniziano a ricomporre un puzzle grottesco, fatto di operazioni prive di giustificazione, mancate ottimizzazioni, riconoscimento di premi in luogo di multe. Un mondo a rovescio, finito come tutti ormai sappiamo, solo che ora si inizia a sospettare – sì, diciamo ancora così, volendo preservare qualche residuo dubbio – che si trattava di un mondo che non sarebbe potuto finire in modo diverso.

Gli esempi di mala gestione sono talmente numerosi che bisogna sceglierne solo alcuni.

L’ex presidente Giuseppe Fornasari, accusato di avere contribuito al dissesto della banca, è stato da quest’ultima sostenuto, finanche al pagamento delle spese legali per la difesa.

Al direttore generale Luca Bronchi, indagato per varie ragioni, viene riconosciuta una buonuscita di 1.2 milioni di euro, “nonostante il grave deterioramento della banca” e senza che gli vengano contestate “responsabilità specifiche”. Una pacca sulla spalla, insomma, con tanto di mancia generosa. Un altro direttore generale, Daniele Cabiati, viene assunto con uno stipendio da 300 mila euro, disconoscendo le “Politiche di remunerazione” approvate in precedenza dall’assemblea dei soci. Ci sono poi i casi in cui sono state stabilite precise e corpose riduzioni di stipendio (per il presidente Lorenzo Rosi e i vice presidenti Alfredo Berni e Pier Luigi Boschi), senza che dalle carte emerga alcuna reale decurtazione. Ma non sono solo le alte sfere ad essere coinvolte, perché c’è anche il caso del dipendente Andrea Baldini, che, per sette anni, dal 2007 al 2014, ha potuto eseguire indisturbato “103 operazioni anomale, per un totale di 520 mila euro trasferiti sui propri conti”. Sette anni, prima che chi, in Banca Etruria, doveva controllare, se ne accorgesse.

Poi per Baldini sono scattati il licenziamento e la denuncia per malversazione. Infine, il sanguinoso capitolo delle consulenze esterne, “che nel biennio 2013/2014 sono state di oltre 15 milioni di euro”, con tanto di pagamento di “prestazioni non contrattualizzate”, assegnazioni degli “stessi incarichi a professionisti diversi” e ritocchi alle “voci di spesa”.

Un ‘fare impresa’, quindi, senz’altro sopra le righe, per certi versi inspiegabile e destinato al naufragio. Ciò nonostante, un ‘fare impresa’ che si è deciso di salvare, a costo di chiamare in aiuto obbligazionisti che, in quella gestione, non avevano alcuna voce.

Il suicidio del pensionato Luigino d’Angelo ha portato oggi alla perquisizione della guardia di finanza nella sede di Civitavecchia. Ad assistere alla perquisizione anche il pm titolare dell’inchiesta, per istigazione al suicidio, Alessandra D’Amore.

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