Bang bang sei morta COMMENTA  

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In tutti e tre i racconti che compongono questa raccolta  Muriel Spark ci proietta in uno scenario molto diverso da quelli altamente  anglici a cui ci ha abituati: l’Africa, dove si trasferì, giovane sposa, nel  1937, rimanendovi suo malgrado, a causa della guerra, fino al 1944.

L’Africa  nera di un’asfittica colonia inglese popolata di piantatori con velleità  letterarie e mogli brille e incarognite che dormono sempre con la pistola sul  comodino, “posto feroce” che “tira fuori il lato più crudele” di ciascuno, e  dove avvengono quei continui omicidi fra bianchi che tanto incuriosiscono chi,  in patria, ne legge placidamente le cronache sul giornale bevendo il tè del  mattino.

Qui incontriamo la giovane Sybil che, catapultata nell’altro emisfero,  vi trova proprio la compagna di scuola che detestava di più; o Daphne,  ossessionata dal grido funereo e premonitore dell’Uccello va’-via: giovani donne  che guardano con spietato disincanto il malevolo consorzio umano che le  circonda.

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