Basket, Nba draft: Anthony Bennett è la prima scelta assoluta COMMENTA  

Basket, Nba draft: Anthony Bennett è la prima scelta assoluta COMMENTA  

Nella notte dei giovani talenti, al Barclays Center di Brooklyn, i Cleveland Cavaliers puntano a sorpresa sul giocatore di Toronto. L’edizione 2013 è stata l’ultima firmata David Stern, che dal febbraio del prossimo anno passerà il testimone ad Adam Silver

Una sorpresa per tutti, David Stern compreso, che con un gesto della mano ha incitato l’attesa del pubblico accorso al Barclays Center di Brooklyn prima di indicare – in Anthony Bennett – la prima chiamata assoluta del Draft Nba 2013.


Un momento storico perché Bennett – nativo di Toronto – è l’unico canadese a ricevere la prima chiamata assoluta in una lottery, ma anche il giocatore in uscita da UNLV ad essere scelto più in alto nella storia dell’ateneo, assieme a quel Larry Johnson (prima scelta nel 1991) che condivide insieme a lui non solo un glorioso passato in maglia Rebels, ma anche numerose caratteristiche tecniche che rendono i due tutto sommato paragonabili. Un giocatore non facile da decifrare, Anthony Bennett; nonostante le cose straordinarie mostrate durante il suo primo anno di università, i dubbi maggiori riguardano la sua potenziale tenuta mentale nella Lega. Non a caso, dopo i primi workouts cui si è presentato con otto chili di sovrappeso, le sue quotazioni erano in leggera discesa e si pensava potesse finire intorno alla decima chiamata.

Il centro di Kentucky Nerlens Noel, inserito in cima alla lista di tutte le proiezioni pre-Draft, ha pagato l’infortunio al legamento crociato anteriore del ginocchio procuratosi durante un contropiede contro Florida ed è finito alla numero 6, scelto dai New Orleans Pelicans. Se le 8 ore al giorno di riabilitazione daranno i frutti sperati consentendo un pieno ritorno, Noel potrebbe essere il giocatore più pronto al livello successivo assieme all’ex Indiana Victor Oladipo (chiamato dagli Orlando Magic alla numero 2), Otto Porter (lungo molto versatile – scelta assoluto numero 3 dei Wizards) e il fenomenale tiratore da Kansas, Ben McLemore, da molti esperti accomunato a Ray Allen per la meccanica di tiro esteticamente perfetta e la velocità d’esecuzione.

Le incognite maggiori circa la possibilità di aiutare fin da subito la propria squadra riguardano principalmente Cody Zeller (Charlotte Bobcats) e Alex Len, nuovo centro dei Phoenix Suns e soggetto di molte controversie legate alle sue effettive potenzialità.

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Tra i numerosi giocatori stranieri scelti dalla chiamata numero 15 in poi, va aperta una parentesi sul playmaker tedesco Dennis Schroeder, classe 1993, che in occasione di importanti competizioni come il Nike Hoop Summit si è messo sulla mappa degli scout Nba grazie alla sua notevole visione di gioco. Se lo aggiudicano gli Atlanta Hawks, che alla chiamata successiva hanno l’occasione di portare nel roster un altro playmaker degno di interesse come Shane Larkin, forse sottodimensionato per gli standard richiesti, ma dotato di un cuore proverbiale.
Sebbene si tratti di un draft poco reclamizzato e quindi del tutto tutto oscurato da quello che il prossimo anno – dicono molti scout – ipotecherà buona parte delle sorti future della Lega, non sono mancate prese interessanti anche al secondo giro.
Su tutti, Allen Crabbe dei Cavs, Ray McCallum dei Kings e Ryan Kelly, prodotto di Duke finito ai Lakers. Incredibile l’assenza nel draft di Cj Leslie, ala estremamente atletica e versatile di NC State, che si pensava potesse strappare una scelta al secondo giro. Anche il piccolo Phil Pressey, a tratti il miglior playmaker della nazione, si è ritrovato snobbato da tutte e 30 le franchigie Nba, dopo le dimostrazioni di interesse espresse nei giorni scorsi da Clippers, Thunder e Spurs. I due saranno verosimilmente invitati alla Summer League, con la speranza di farsi notare in extremis rubando i riflettori ai colleghi già al sicuro con un contratto garantito.
L’unica garanzia è che questo, edizione 2013, sarà l’ultimo draft firmato David Stern, che ha concluso la serata scherzando con Hakeem Olajuwon e passando ufficialmente il testimone ad Adam Silver che dal primo febbraio del prossimo anno prenderà il suo posto e le redini dell’intera Nba. Ritrovandosi in eredità un modello sportivo e di marketing che andrà ulteriormente ampliato valicando i confini europei e soprattutto asiatici, ma già discretamente avviato verso una passione internazionale – quella per il basket americano – che continua a sedurre con un raggio d’azione sempre più ampio.
Vincenzo Margiotta

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