Basta, mi licenzio, non voglio lavorare mai più. La storia di Eevee COMMENTA  

Basta, mi licenzio, non voglio lavorare mai più. La storia di Eevee COMMENTA  

Ci sono cose che tutti, almeno una volta nella vita, pensiamo di fare, e una di queste è senza dubbio mollare tutto quanto e cambiare in modo radicale le nostre giornate.


C’è chi si immagina spiagge assolate e un chioschetto per la vendita di bevande, c’è chi immagina se stesso trasformato in un artista di strada, in un bohemien che vive di rime e sogni, “con il pastrano diventato ideale”, come scriveva Rimbaud. Poi, c’è chi farebbe pic nic a tutto spiano. E’ il singolare caso di un uomo di 28 anni, di professione programmatore. Una di quelle persone che vive nel mezzo della sintassi dei linguaggi dell’informatica, dove vale la logica booleana, dove nelle procedure ricorsive vale l’eresia matematica in cui il numero a è uguale ad a + 1. Uno di quelli, se la si vuole vedere anche così, che fa del mondo l’universo tecnologico che conosciamo.


Quest’uomo, ad un certo punto della sua vita, ha deciso di mollare tutto, proprio come nei sogni di molti. Si è licenziato e ha deciso di pubblicare un blog per spiegare e condividere la sua esperienza.

“Ho 28 anni” ha scritto, “e dico addio al mio lavoro. Anzi, non voglio lavorare mai più“. Promessa difficile da mantenere, considerando l’ampio numero di spese che tutti dobbiamo sostenere ogni giorno.

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Ma una cosa è lavorare, altro il lavorare diventando “l’ingranaggio della macchina di qualcun altro”. Come dargli torto. Eevee, questo è il nome del blogger, ha spiegato di essere un programmatore con molte nuove idee in testa, ma “questi sono grandi sogni e hanno poco in comune con i sogni del mio datore di lavoro. Ho fatto del mio meglio per cercare un punto in comune tra questi due piani, ma alla fine la voglia di prendere uno stipendio ha avuto la meglio. Eppure, ad un certo punto, la tensione è diventata insostenibile e qualcosa o qualcuno andava sacrificato. Ho scelto di sacrificare il lavoro”.

Eevee, a questo punto, continuerà a lavorare – poco, ma sicuro – ma lo farà da free lance, concedendosi la libertà necessaria per onorare quella che descrive come una delle sue grandi passioni, i pic nic. A una settimana dalle dimissioni, le giornate sono diventate “piene di possibilità”. “Posso fare un picnic dove voglio” ha scritto, “vicino ai fiori, sotto l’ombra dell’albero. Solo il sonno separa un giorno dall’altro, ma è una piccola distanza e non è difficile, la mattina dopo, riprendere da dove ho lasciato”.

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