Bastava un grillo (per farci sognare) COMMENTA  

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Si dice Raoul Casadei e si pensa a balere affollate     di gente fiduciosa e allegra. La guerra è appena finita, l’Italia sta per     conoscere il boom, c’è euforia, voglia di ricostruire, di darsi da fare, di     lasciarsi alle spalle i brutti anni del fascismo e del conflitto, di     buttarsi a capofitto nel presente, di andare a braccia aperte incontro al     futuro.

C’è voglia di buon cibo, di fare l’amore, di gite al mare sulla     Lambretta, di ballare sulle rotonde al chiaro di luna, di vacanze famigliari     sull’utilitaria nuova di zecca.

Di ritrovarsi al bar davanti alla tivù per     il rito collettivo del quiz o di Canzonissima, di stare insieme il più     possibile per congratularsi reciprocamente in silenzio per essere lì a     raccontarla.

Dici Raoul Casadei e pensi all’uomo che ha fatto del liscio la     bandiera della sua regione, la Romagna, e poi dell’Italia e del mondo     intero.

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È sua l’espressione “Vai col liscio”, sua Ciao Mare, suo il merito     di aver fatto crescere l’orchestra dello zio Secondo. Suo il merito di aver     accompagnato quegli anni formidabili con una colonna sonora rimasta nel     cuore, tanto che basta un grillo per farci mettere la quarta della nostalgia     e dei ricordi.

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