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Berlino approva il salvataggio della Grecia

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Berlino approva il salvataggio della Grecia

Tutto come previsto. Il Bundestag, il parlamento tedesco, si è espresso ieri per l’approvazione del terzo piano di aiuti a favore della Grecia.

86 miliardi di euro in tutto, di cui circa 25 subito.

Ossigeno per Atene e aria pulita per l’Unione Europea, che, a questo punto, sente di poter dire addio alla temutissima, eppure incognita, Grexit.

Cosa sarebbe successo con la Grecia fuori dall’Euro non lo sa nessuno, anche se ciascuno ha la sua ipotesi, ma, in ogni caso, ci hanno pensato 454 deputati tedeschi a spazzare via il problema votando per l’approvazione. I contrari sono stati molti meno, 113, e ancora meno sono stati gli astenuti, 18, che, come in ogni seria camera di decisione, non mancano mai.

L’esito del voto ha confermato le attese, sia per la situazione generale, che sembrava non lasciare molta scelta, sia per le rassicurazioni dei giorni scorsi da parte sia di Angela Merkel, sia (anzi, soprattutto) di Wolfgang Schaeuble.

Dalla vicenda è quest’ultimo a uscire vincitore dal punto di vista politico, perché, con il suo intervento, ha cambiato, indirizzato e, in una parola, deciso gli equilibri in campo.

L’uomo forte, a Berlino, in questo momento, è lui, come conferma il fatto che, anche dopo il voto, è da lui che continuano ad arrivare le dichiarazioni più ascoltate, mentre la Cancelliera Angela Merkel evita di ribadire o smentire, forse proprio perché conscia della sua attuale debolezza.

Schaeuble ha specificato che la partecipazione del Fmi al piano di salvataggio è fondamentale, con ciò mettendo in un certo senso le mani avanti, come a dire che Berlino ha votato ipotizzando che Atene prosegua il cammino di riforme concordato e che l’istituto presieduto da Christine Lagarde non possa che confermare, il prossimo autunno, che le condizioni per l’erogazione del prestito ci sono tutte. Se qualcuno non starà ai patti non sarà certo colpa di Schaeuble e, per giunta, anche il voto di oggi potrebbe essere rimesso in discussione perché privato delle sue premesse.

Per quello che riguarda la parte di prestito che, in un quadro come quello appena descritto, Berlino avrà già concessa, ci saranno le ‘ipoteche’ (chiamiamole pure così) dei creditori su alcuni beni pubblici greci, volute proprio dai ‘falchi’ che, questo ormai lo sanno tutti, hanno uno e un solo leader, ovvero proprio il ministro Schaeuble.

E per quello che riguarda la discussa riduzione del debito di Atene, Schaeuble ha ribadito la sua posizione, cioè un secco, seccato e iroso no, giustificato a suon di regolamenti UE.

Il ministro ha pero evidenziato la possibilità di dilazionare le rate per la restituzione dei prestiti, promettendo ai greci tempi più lunghi, ma, allo stesso tempo, nessuno sconto.

La vittoria dei falchi sulle colombe, secondo questa lettura, è totale e, a farne le spese, da subito, è Atene, poi chissà chi. Una, peraltro, potrebbe essere proprio Angela Merkel, che, con il voto di ieri, ha dovuto contare 66 dissidenti all’interno della sua maggioranza Cdu, deputati che, nonostante le indicazioni dall’alto, hanno votato contro l’approvazione del piano.

Per quello che riguarda Atene, il tema vero è proprio quello legato allo stato e alla solvibilità del debito. Se hanno ragione Varoufakis e gli analisti del Fmi (più vari altri economisti in giro per il mondo) a dire che il debito greco non si può ristrutturare e, quindi, deve essere tagliato con un opportuno sconto, l’avvio del programma di aiuti rischia di trasformarsi in una trappola che consegnerebbe pezzi di Grecia come ostaggi nelle mani dei creditori.

C’è da sperare che le cose non stiano così.

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