Berlusconi e la sedia del potere COMMENTA  

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Quando ieri, a Servizio Pubblico, il Cavaliere ribadisce di non voler più essere il primo ministro, lo fa spiegando a milioni di italiani l’ovvietà della sua scelta, ovvero meglio essere il ministro dell’economia, perché essere il presidente del consiglio, in Italia, non consente di avere alcun potere.

Ripetendo più volte, nell’arco della puntata, che bisogna cambiare la Costituzione. A parer suo i padri costituenti utilizzarono misure troppo rigide riguardo ai poteri del primo ministro e lo fecero per scongiurare qualunque forma di dittatura.

Già, dannata Costituzione , maggioranza, alleanze, proposte di legge e soprattutto dannata la magistratura di sinistra, dannati tutti coloro che gli impediscono di mandare avanti il paese verso l’Europa in cui crede.

Ma andiamo ai fatti, ormai è deciso il Cavaliere si rimette al servizio del popolo da esperto dell’economia, sembra avere una soluzione per tutto, la formula magica per la politica di austerità di Monti, da Berlusconi-ieri- definito una testa dura,  che prima appoggiava e ora condanna.

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Ho avuto l’impressione, come penso molti italiani, che il capo dei capi di un tempo non esista quasi più, si è perso in momenti di demenza senile, si è perso, quando per attaccare Travaglio si mette a leggere una lettera, confessando di  non essere scritta da lui, sulle cause civili del giornalista. Berlusconi – con tono da chi vorrebbe dire: l’Italia è casa mia e qui comando io–  non perde poi tempo per ricordare a Travaglio di aver  lavorato per lui, io ricorderei che tante persone autorevoli hanno dovuto lavorare per lui, dato che possiede buona parte dell’informazione italiana. Anche il grande  Josè Saramago  pubblicò per anni in Italia con Einaudi- proprietà di Berlusconi-  fino a quando non ha più potuto perché velatamente censurato. Nel suo blog, trasformatosi poi nella raccolta Il Quaderno (2008-2009), Saramago scriveva: ” Che diremo del recente divieto, emesso da Berlusconi, alla proiezione del film W. di Oliver Stone? … W. è un film che attacca Bush e Berlusconi, uomo di cuore come può esserlo un capo mafia, è amico, collega, fautore dell’ancora presidente degli Stati Uniti. Sono fatti l’uno per l’ altro. Quello che non sarà ben fatto è che il popolo italiano accosti una quarta volta alle natiche di Berlusconi la sedia del potere. Non ci sarà allora risata che ci salvi”.

Stefania Castellano

 

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