Berlusconi-Santoro, uno scontro da bulli: il Cavaliere resiste alla gogna e fa schiumare il conduttore

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Berlusconi-Santoro, uno scontro da bulli: il Cavaliere resiste alla gogna e fa schiumare il conduttore

MILANO, 11 GENNAIO 2013 – Chi si aspettava un Silvio Berlusconi infuriato prendere l’uscita, magari dopo aver lanciato in faccia a Santoro i fogli con le vignette di Vauro, sarà rimasto deluso. Non è rimasto deluso, invece, chi si aspettava la telerissa tra il Cavaliere ed il conduttore di Servizio Pubblico, anche se ha dovuto attendere due ore di forzato fair play tra le due parti.

D’altronde, la puntata si è aperta con la voce di Claudio Villa e il suo addio a Granata, «la città di tori e toreri» ricorda Santoro, forse già anticipando e pregustando la corrida mediatica o l’impensabile possibilità di mettere alla berlina il Presidente. Perché, Berlusconi lo sapeva bene, il prime time di Servizio Pubblico comportava il certo tentativo d gogna da parte di Santoro. Al Cavaliere, però, andava bene così: con questa ospitata, pubblicizzata come l’evento televisivo dell’anno (considerati anche i prossimi mesi!) aveva la possibilità di raggiungere un numero di spettatori-elettori elevatissimo, mentre la sua discesa nella tana del lupo “comunista” assumeva un valore molto più importante rispetto alle comparsate pilotate e autogestite da Vespa o dalla D’Urso.

Santoro, dal canto suo, oltre ad avere il Cavaliere nelle sue mani, rievocando un italico Frost-Nixon, avrebbe ottenuto uno share pazzesco, di quelli mai registrati su La7. Tutti contenti.

Chi si aspettava un duello Frost-Nixon, però, presto si è ricordato di avere a che fare con il giornalismo di inchiesta italiano e non quello americano. Niente colpi di scena, niente ammissioni di colpa da parte dell’uomo più potente dello stato. Il Santoro-Berlusconi si risolve in una serie di sfrecciatine tra due bulli («Santoro, ha fatto le scuole serali?») con il sorriso sardonico che gonfiano (poco) il petto, ma non vogliono “ricorrere alle maniere forti”

Come detto, però, Berlusconi non solo non abbandona lo studio, ma risponde colpo su colpo agli affondi di Santoro: a volte bene, a volte meno bene, a volte arrampicandosi sugli specchi. Tuttavia, il confronto non tracima mai nell’offesa e nel marasma dell’invettiva. Nemmeno quando un video lo mostra, durante il vertice per nominare Rasmussen segretario della Nato, intento a parlare al cellulare, con tanto di primo piano della Merkel, attonita e seccata.

«Parlavo con Erdoğan (primo ministro turco ndr) per convincerlo ad accettare la nomina di Rasmussen. Quando ce l’ho fatta, tutti mi hanno applaudito». È plausibile? Non possiamo saperlo, ma Berlusconi rimane saldo sulla sua poltrona.

Non si scompone più di tanto nemmeno quando Giulia Innocenzi fa notare a Berlusconi il grave errore sulle sue accuse alla Bundesbank, confusa con la Deutsche Bank e imputata dal leader Pdl di aver ordinato nel 2011 la vendita di tutti i titoli italiani. «Ho avuto un lapsus, sarà l’età» ha chiosato pacatamente Berlusconi, anche se il lapsus in questione è stato più volte ripetuto ed è finito per iscritto sul nuovo libro di Vespa.

Berlusconi ha detto, tra le alte cose che Dell’Utri è una persona «perbenissima col torto di essere nato a Palermo», che la colpa è tutta dei «professori che si sono montati la testa», che nessuno ha combattuto la Mafia come lui, che «l’Italia non è un paese governabile», che i comunisti sono invidiosi e ci sono ancora tantissime persone in Italia «sotto il comunismo».

Ma questa è roba già sentita.

Il fair play “armato” è andato avanti per due ore, rendendo la trasmissione “informativamente” interessante, ma deludente dal punto di vista spettacolare.

Poi è venuto il turno di Marco Travaglio e del suo monologo, a parer nostro la parte più incisiva della puntata, nonché il suo punto di svolta o, per dirla in termini da fiction tv “jumping the shark”. Con il suo stile caustico e sarcastico, ma senza cedere alla bieca invettiva, il giornalista elenca tutti gli scudieri di dubbio spessore morale di cui il Cavaliere si è circondato. Non c’è solo satira, ma anche un soprattutto rimpianto: «Lei vent’anni fa è entrato in politica per rinnovare la classe dirigente, per essere migliore dei politicanti. La cosa più grave non è quello che ha detto e ha fatto, ma quello che non ha detto e non ha fatto o non ha potuto dire e fare».

Il Presidente, però, sa che è lui la star della serata e, da bravo showman quale è, si inventa un coup de théâtre che spiazza gli astanti: alla fine del monologo di Travaglio, si impossessa del posto in primo piano occupato dal giornalista e legge la sua lettera di risposta al numero 2 di Santoro.

Come in un dibattito televisivo con un avversario politico ed in effetti questo è il caso, visto che col giornalismo si fa politica. Bava alla bocca da parte dei telespettatori. Cosa dirà? Come reagiranno Santoro e Travaglio? Era tutto preparato, tutto concordato come nel Wrestling?

A giudicare dai contenuti e dalla reazione di Santoro, sembrerebbe tutta farina del sacco berlusconiano. Il Cavaliere snocciola tutte le questioni legali e le condanne a carico di Travaglio, bruciando l’armistizio verbale che aveva finora mantenuto le briglie della serietà. Santoro si scatena, difenda urlando il proprio generale, Berlusconi legge ed accusa Santoro di faziosità. «I 13 milioni che mi hanno votato sono tutti coglioni?» chiede il Presidente «Siiii!» risponde in coro il pubblico in studio. Gag finale, spolvera la sedia dove stava seduto Travaglio dopo che il Cavaliere gli aveva usurpato il posto, forse per mondarlo dai microbi della faziosità e del comunismo. «Non sapete scherzare» rimprovera sornione ad un Santoro che si rifiuta di stringergli la mano, accortosi che la guerra di nervi è stata proprio lui a perderla e non quello destinato alla gogna.

Berlusconi esce di scena alla fine della puntata.

Soddisfatto e lo fa notare, di aver resistito fino alla fine e di aver provocato un’impennata di bile a Santoro e di share a La7. «Visto che spettacolo quando ci sono io?» avrà detto a bassa voce. Ad alta, rivoltosi al pubblico: «Ragazzi non fatevi infinocchiare da questo qui». Sipario.

No, aspetta. Ci sono ancora le vignette di Vauro. Il disegnatore dice la cosa più sensata della serata: «Viva la Costituzione!».

Giovanni Gaeta

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