Bernardo Provenzano film

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Bernardo Provenzano film

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Il Fantasma di Corleone, il film documentario sulla vita di Bernardo Provenzano. Testimonianze, deposizioni e documenti sull’ascesa del boss.

Il fantasma di Corleone ci racconta la storia del boss Bernardo Provenzano. Il film si snoda tra testimonianze, deposizioni processuali, dichiarazioni di giudici, avvocati e investigatori, intervallate da scene di inseguimento dal sapore di un thriller. Racconta l’ascesa del boss: dalla sua scalata ai vertici dell’organizzazione mafiosa, passando per la strage di Capaci, fino alla sua latitanza, durata ben 43 anni. Bernardo Provenzano nasce a Corleone il 31 gennaio 1933, da una famiglia povera; di lui Roberto Scarpinato dice, durante il documentario: “Bernardo Provenzano innanzitutto era un contadino, che si esprime in un italiano sgrammaticato, che era soprannominato il trattore perché negli scontri a fuoco falciava gli uomini con la violenza di un trattore”. Nel ’58 è braccio destro del boss Michele Navarra, insieme a Luciano Liggio, Salvatore Riin e i fratelli Calogero e Leoluca Bagarella.

È nel ’63 che si perdono le tracce di Provenzano: dopo aver ucciso tre uomini, entra in clandestinità e sparisce dalla circolazione.
Il documentario si apre con l’omicidio di Giovanni Falcone, morto in seguito ad un attentato dinamitardo il 23 maggio 1992. Segue poi il discorso di Papa Wojtyla, nel quale condanna la mafia, con i suoi assassinii, l’estorsione e il mercato della droga. Seguono poi un’intervista a Roberto Scarpinato e Guido Lo Forte, procuratore aggiunto alla procura di Palermo. Viene mostrato poi un pizzino (un pezzo di carta, utilizzato dai mafiosi per comunicare senza essere intercettati) di Bernardo Provenzano a Nino Giuffrè, in cui scrive “Caro Giuffré, riguardo alla situazione dei nostri in prigione, che peggiora giorno dopo giorno, ci sono molte esigenze, sia per noi fuori, sia per quelli dentro. Più questa situazione va avanti, più diventa insopportabile, inaccettabile. È da due anni che aspettiamo di essere tutti uniti per ragionare, tutti insieme.

Ma dalla parte dei politici non c’è volontà di dialogare. Molto onestamente, non possiamo più aspettare, non possiamo perdere la nostra dignità.” Il documentario traccia poi una panoramica sulla gioventù di Provenzano, sulle guerre di mafia e sull’ascesa e la caduta di Salvatore Riina. Infine, un ricordo di Sergio De Caprio, detto Capitano Ultimo, noto per aver arrestato Totò Riina nel 1993, raccontato attraverso le parole di Giuseppe Linares, capo della squadra mobile di Trapani.

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