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Biografia: Ashoka, re indiano convertito al buddhismo
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Biografia: Ashoka, re indiano convertito al buddhismo

Ashoka significa ‘colui senza dolore’. Ashoka Maurya era il rampollo della dinastia Maurya d’ India, che era stata fondata dal nonno dello stesso Ashoka, Chandragupta.

Il padre di Ashoka era Bindusara, conosciuto anche come Amitraghata, che significa ‘uccisore dei nemici’. La dinastia Maurya era ambiziosa e spietata, e riuscirono a riunire sotto il proprio potere per la prima volta nella storia: l’India, insieme con il Bangladesh, il Pakistan, l’Afghanistan, e altre parti dell’Asia centrale in un unico vasto impero di dimensioni continentali.

Ashoka nacque nel 304 a.c, e salì al trono dopo una sanguinosa guerra fratricida in cui uccise tutti i suoi fratelli, non lasciando altro erede al trono che se’ stesso. Dopo di che, procedette a completare il compito di conquistare quei pochi granelli di territorio in India che erano stati lasciati intonsi da suo padre e suo nonno.

Per raggiungere questo obiettivo, attaccò Kalinga (l’ odierna Orissa), e dopo una guerra feroce e sanguinosa, invase il regno, sconfiggendo l’ostinato Re Kumara che governava Kalinga. Questa vittoria è stata un punto di svolta nella vita di Ashoka.

Vedendo i mucchi di cadaveri che ingombravano il campo di battaglia, subì un cambiamento nel suo cuore, e decise di abiurare la violenza una volta e per sempre. Abbracciò il buddismo e decise di aiutarne la diffusione in tutto il mondo, facendone una missione da allora in poi.

Mandò così suo figlio il Principe Mahindra e sua figlia, la principessa Sanghamitra in missione per diffondere il Buddismo in Sri Lanka. Nel suo regno, il terzo Consiglio Globale buddista si tenne presso Pataliputra – la capitale dei Maurya.

Ashoka diede espressione al suo credo buddista intraprendendo attività benefiche e socialmente utili in molti modi. Costruì ospedali, case di riposo, ashram, Chaityas (monasteri), tra cui ospedali veterinari per animali.

Dopo la guerra di Kalinga, l’esercito Maurya non partecipò più in un conflitto armato. L’enorme esercito fu utilizzato solo per scopi cerimoniali. Da allora questo imperatore, che abiurò la violenza dopo una vittoria militare, è venuto ad essere conosciuto come Dhammashoka (o il giusto Ashoka).

Spese tutte le sue energie per il miglioramento della vita delle persone con la posa di una rete di strade e finanziare la creazione di innumerevoli Viharas (monasteri buddisti e case di riposo) che punteggiavano in lungo e in largo il paese.

In numerosi luoghi eresse pilastri Ashoka su cui incise i principi del codice buddista della “non-violenza”. I pilastri erano sormontati da una statua di tre leoni, sotto i quali era montata la ruota della giustizia o Dhammachakra.

Questa ruota adorna la bandiera nazionale indiana ancora oggi.

(nella foto particolare di un pilastro Ashoka raffigurante il tipico leone)

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