Bocciato il piano ONU, Libia ancora nel caos COMMENTA  

Bocciato il piano ONU, Libia ancora nel caos COMMENTA  

Si era parlato nei giorni scorsi dell’imminente chiusura dei negoziati per la formazione di un governo di unità nazionale in Libia, e lo si era fatto con un certo ottimismo.

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Il delegato ONU Bernardino Leon si era detto fiducioso e, stando alle prime indiscrezioni, risultava che i rappresentanti libici dei parlamenti di Tobruk e Tripoli fossero inclini ad accettare il piano presentato dalle Nazioni Unite, che prevedeva un presidente unico affiancato da due vicepremier a formazione di un triumvirato che avrebbe dovuto guidare il paese con decisioni prese di comune accordo. Invece le cose non sono andate come si sperava.

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Il parlamento di Tobruk, che rappresenta la parte laica della Libia e che costituisce al momento l’unica entità politica riconosciuta in via formale dalla comunità internazionale, ha rifiutato la proposta di accordo e sciolto la propria delegazione incaricata di condurre i negoziati in Marocco, a Skhirat. Ora dovrà esprimersi anche il parlamento di Tripoli, filo musulmano, riconosciuto solo dal punto di vista pratico perché rappresenta, per così dire, l’altra metà della Libia, ma i giochi sono ormai fatti. La bozza predisposta da Bernardino Leon (peraltro ormai agli sgoccioli del suo mandato) è stata rifiutata.


Il paese nordafricano rimane quindi diviso in due parti, forse addirittura di più. Se al tavolo della trattativa siedono infatti i rappresentati di Tobruk e Tripoli, è pur vero che la parte meridionale della Libia è tuttora in mano alle tribù, a loro volta suddivise in varie fazioni. Fra Tobruk a est e Tripoli a ovest, poi, c’è il golfo della Sirte, dove il controllo dei miliziani dello Stato Islamico e di formazioni locali che ad esso fanno riferimento è ormai concreto e, secondo alcune fonti, in via di espansione. L’impressione è che la bocciatura – l’ennesima – dei piani di pacificazione sia arrivata un po’ a sorpresa. La scorsa settimana, il Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon aveva auspicato la formazione di un governo di unità nazionale e si era spinto oltre, accennando al possibile invio di una missione ONU in Libia, suggerendo che alla guida della stessa potesse esserci proprio l’Italia. Nel frattempo, dai ministeri degli esteri di vari paesi europei, nonché di numerosi altri stati nel mondo, fra cui gli USA, la Turchia e l’Arabia Saudita, erano stati diramati appelli alla sottoscrizione immediata degli accordi.

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Tutto invano, però, perché Tobruk, forse a causa di divergenze all’interno dell’assemblea delegata a condurre i negoziati (secondo le parole del portavoce Hatem El Erebi), ha deciso di non accettare la proposta ONU. Ora le trattative riprenderanno con nuovi referenti, specie da parte di Tobruk, che comporrà una nuova delegazione, ma il rischio vero è che, dal prolungarsi della situazione di caos, possa trarre vantaggi soprattutto l’Isis, che potrebbe riuscire ad ampliare il proprio consenso e la propria forza all’interno della Libia, proprio come aveva previsto, ormai mesi e mesi fa, lo stesso Bernardino Leon.

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