Bologna, insulti a ragazze velate, denuncia della comunità islamica

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Bologna, insulti a ragazze velate, denuncia della comunità islamica

 

Le conseguenze degli attentati di Parigi sono e saranno delle più svariate e, come prevedibile, comprendono anche episodi di islamofobia.

La rabbia ingiustificata che si scatena anche contro chi nulla a che fare con il terrorismo e lo Stato Islamico, se non quello di condividere lo stesso credo religioso (tralasciando peraltro la fondamentale distinzione fra sunniti e sciiti), rischia di travolgere persino città che vantano una tradizione di apertura culturale che ha pochi eguali in tutta Europa.

E’ il caso di Bologna, dove “tira una brutta aria islamofobica, abbiamo ricevuto in questi giorni le segnalazioni di ragazze velate che sono state bersaglio di insulti e frasi come ‘tornate a casa vostra’ o ‘criminali, assassini’ e di sputi, sugli autobus o al mercato, gli sguardi biechi ormai sono all’ordine del giorno”.

A dare la descrizione del clima bolognese di questi giorni è stata Jassine Lafram, presidente della Comunità Islamica di Bologna, nel corso di un’intervista rilasciata a Adnkronos. “Non abbiamo denunciato questi fatti all’autorità” ha spiegato Lafram, “perché non vogliamo cadere in vittimismi e non vogliamo distogliere l’attenzione dalle vittime francesi, alle quali abbiamo espresso tutta la nostra solidarietà e vicinanza”. “Come Cib abbiamo condannato senza se e senza tutte le stragi e ora gli attacchi di Parigi e non vogliamo cadere nel gioco dei terroristi che ci vogliono ‘nemici in casa’, è il momento di fare fronte comune di ricompattarci tutti e di stare uniti contro l’ideologia del terrore”. “Noi ci siamo sempre dissociati, siamo scesi in piazza, la Francia e l’Europa intera sono state molto danneggiate, ma anche noi siamo stati molto danneggiati dalle accuse islamofobiche rivolte ai musulmani dai giornali, nei talk show televisivi, come se fossimo collusi con i fondamentalisti, come se approvassimo questi pazzoidi”. “La comunità islamica è stata vittima degli sciacalli delle crisi, degli imprenditori della paura e spesso anche di quei politici che sono in prima linea nell’alimentare una guerra tra poveri in cui non possono trascinarci”. “Sono 13 anni che promuoviamo il dialogo interreligioso, il confronto, ci siamo esposti nel condannare e nel dissociarci, ma quando vediamo queste reazioni ci sembra tutto perso.

Ci sembra di dovere ricominciare sempre daccapo e questo ci devasta”.

 

 

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