Brancher, quando diventare ministro serve a scansare i processi

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Brancher, quando diventare ministro serve a scansare i processi

Il neo ministro, Aldo Brancher
Domani il neo-ministro Aldo Brancher si sarebbe dovuto presentare nell’aula del tribunale di Milano per rispondere dell’accusa di appropriazione indebita e ricettazione nell’ambito del processo sulla fallita scalata ad Antonveneta da parte della Bpi. Ma Brancher non ci sarà, almeno fino al 7 ottobre. Nominato ministro una settimana fa, i suoi legali ieri hanno presentato l’istanza per avvalersi del legittimo impedimento, ovvero della legge che consente di sospendere il processo nei confronti del presidente del Consiglio o dei suoi ministri per ragioni attinenti alla loro attività di governo.
L’azione di Brancher ha scatenato le ovvie polemiche politiche. La sensazione che la nomina di Brancher sia stata fatta ad arte per permettergli di sfuggire al giudizio, è forte all’interno dell’opposizione ma anche dell’ala finiana del Pdl. “E’ inelegante – ha sottolinenato da Palermo il coordinatore nazionale di ‘Generazione Italia’, Italo Bocchino – che un ministro appena nominato ed ancora senza delega cominci il suo lavoro invocando il legittimo impedimento, che era stato votato per impedire le aggressioni della magistratura ai ministri e non per nominare ministri sotto processo”.

“Ieri il mondo ha imparato due cose sull’Italia – ha tuonato il segretario del Pd, Bersani – che la Slovacchia ci ha buttato fuori dai mondiali e che nel nostro Paese si fanno ministri per scansare la giustizia.

Non so quale appaia più vergognosa, ma credo proprio la seconda”.

Sulla stessa linea anche il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che ha accusato: “Brancher si è fatto nominare ministro proprio per non andare al processo”. Per Di Pietro, “spendere soldi pubblici per creare un ministero solo per questo scopo è un ladrocinio di stato”.

Il troppo stroppia – ha invece commentato il leader centrista, Pier Ferdinando Casini – bastava il legittimo impedimento per il presidente del Consiglio e non c’era alcun bisogno di estenderlo ai ministri. Questa vicenda Brancher dimostra che è stato un infortunio per la maggioranza l’aver voluto fare la forzatura di estenderlo ai ministri, ed è stato un grande errore politico”.

Dal canto suo il neo ministro ribadisce che “Non ho nulla da rimproverarmi”, motivando la sua assenza al processo con con gli impegni imposti dal suo nuovo incarico.

Adesso bisognerà capire se il pm Eugenio Fusco solleverà la questione di legittimità costituzionale (come avvenuto per Berlusconi su Mediatrade) e se la posizione della moglie del neoministro, accusata di appropriazione indebita nello stesso processo, verrà separata da quella del marito.

Secondo l’accusa i due coniugi avrebbero ricevuto dazioni di denaro dall’ex ad di Bpi Giampiero Fiorani per oltre un milione di euro tra il 2001 e il 2005.

Foto @static.sky.it

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