Brexit: conseguenze per i migranti che lavorano in Inghilterra

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Brexit: conseguenze per i migranti che lavorano in Inghilterra

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Xenofobia e possibile sospensione del Welfare: le conseguenze del Brexit per gli europei nel Regno Unito

Dopo la vincita del Brexit nel referendum inglese, la più grande incertezza è cosa succederà ai migranti, anche Italiani, che risiedono e lavorano in Inghilterra. Gli immigranti nel Regno Unito ammontano al 5% della popolazione e sono una delle numerose cause per cui si è votato per il Brexit. L’inquietudine inglese è causata dalle numerose persone provenienti soprattutto dall’Europa dell’Est, che affollano le città costiere. Subito dal giorno dopo il referendum, su twitter hanno infatti iniziato a comparire testimonianze di migranti (soprattutto polacchi, i più numerosi) minacciati o scherniti con parole del tipo: “Ora dovete andarvene, abbiamo votato Leave”. La vittoria del SI ha dato purtroppo fomento alle persone xenofobe presenti tra chi ha votato per uscire dall’EU. Invece la conseguenza pratica principale attuata dal governo inglese potrebbe essere la sospensione del welfare, gli immigrati non riceverebbero più sostegno economico per famiglia, lavoro e assistenza sanitaria.

Inoltre il rischio per chi rimane disoccupato per un lungo periodo sarebbe il rimpatrio. Chi invece ha in programma di andare ad abitare in Gran Bretagna potrebbe aver bisogno di un visto di lavoro. Le conseguenze presupposte tuttavia non sono immediate, l’Inghilterra non lascerà ufficialmente l’Unione almeno fino a settembre 2016, quando verrà eletto il nuovo primo ministro. Inoltre dopo la notifica di uscita dall’EU inizieranno i negoziati e, perché il Regno Unito sia fuori nella pratica, passerà ancora qualche anno.

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