Caccia russi abbattuti, difesa dello spazio aereo o imboscata COMMENTA  

Caccia russi abbattuti, difesa dello spazio aereo o imboscata COMMENTA  

È stata pubblicata ieri sul sito del Fatto Quotidiano un’intervista al generale Carlo Jean, ex consigliere militare del Presidente della Repubblica e al professor Germano Dottori, titolare della cattedra di Studi Strategici all’Università Luiss “Guido Carli” ed in passato consigliere presso la Commissione Affari Esteri del Senato.

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Al di là della cronaca di questi giorni, il parere espresso dai due fra i più esperti conoscitori della politica internazionale meritano di essere tenuti a mente perché forniscono alcune interessanti chiavi di lettura. Il generale Jean si è ad esempio espresso in modo molto duro nei confronti del leader russo Vladimir Putin, del quale ha detto che “ha spesso questo atteggiamento da bullo”, riferendosi alle provocazioni che, a suo dire, l’aviazione russa ha continuato a portare lungo i confini turchi e forse anche oltre. In quest’ottica, Putin appare come il vero e unico responsabile dell’abbattimento dei suoi stessi caccia, avendo costretto il governo di Ankara ad una presa di posizione quanto mai dura e precisa in risposta a un atteggiamento di continua sfida, “come nel Baltico, quando (Putin, ndr) si accoda agli aerei degli altri paesi o quando sfiora le navi americane”. Mostra invece di credere alla tesi dell’atto premeditato il professor Dottori, secondo il quale si è trattato di una “imboscata da parte della Turchia preparata da tempo per dare un forte segnale politico contro gli attacchi dei russi che prendono di mira i ribelli turkmeni che si oppongono al governo di Bashar Al Assad”, aggiungendo che il fatto che si sia trattato di un agguato “ce lo dice il tempo di violazione dello spazio aereo da parte del jet russo”, pari a “nove secondi”.

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Concordano invece i due studiosi circa il riconoscimento di una impossibilità di cooperazione, allo stato attuale, e non solo in conseguenza dell’abbattimento dei caccia russi, fra la Turchia e la Russia, perché quest’ultima è scesa in campo in qualità di sostenitrice più o meno diretta dell’ex presidente Bashar Al Assad.

Secondo Dottori, le conseguenze dello scontro fra Mosca e Ankara potrebbero interessare tutta l’Europa: “il Turkish Stream” ha detto Dottori, “il gasdotto che dalla Russia avrebbe dovuto attraversare il Mar Nero, raggiungere la Turchia e poi finire in Grecia per rifornire l’Europa, probabilmente non si farà.

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E Mosca, che ha già dovuto rinunciare al South Stream, ne sarà danneggiata, perdendo buona parte della propria capacità di condizionare l’Europa. Anche se rimarrà comunque il controverso Nord Stream, che serve principalmente la Germania. Subiremo quindi delle conseguenze negative anche noi, specialmente nel caso in cui rivalità tra Turchia ed Iran impedissero di portare il greggio di Teheran nel Mediterraneo”.

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