Cacciatore di pedofili, la storia di Justine Payne: di giorno muratore, di notte eroe

Cacciatore di pedofili, la storia di Justine Payne: di giorno muratore, di notte eroe

Esteri

Cacciatore di pedofili, la storia di Justine Payne: di giorno muratore, di notte eroe

Conosciuto anche in TV
Justin Payne (a destra), in un programma televisivo.

Justine Payne, 28 anni, è un muratore canadese di Toronto che di notte va autonomamente a caccia di presunti pedofili su Internet: tanta gente lo sostiene, ma le autorità hanno dei dubbi.

Il personaggio

Justin mostra i suoi documenti

Justine Payne, 28 anni, è un muratore che vive e lavora alla periferia di Toronto, in Canada, ma la notte va a caccia di pedofili su Internet. Ha diversi profili, sui quali finge di essere un bambino o una bambina dai 9 ai 13 anni e attraverso i quali monitora ben tre siti d’incontri. Afferma di essere ricercatissimo dagli orchi, ai quali dice la sua presunta età, ma per il 90% degli uomini adulti non è un problema. Presto gli chiedono se è vergine o di vedere “sue” foto nudo: lui, per attirarli, usa vecchie foto di figli di amici, bambini ovviamente vestiti. I pedofili, mandano a loro volta le proprie foto di parti del corpo nude.

Bambino abusato

Come lavora

Per lavorare, Justine usa un cavo, un paio di occhiali con telecamera nascosta e un portatile con una soundboard (tavola armonica) che gli permette di inviare messaggi vocali simulando una voce infantile. Poi passa ad incontrare il presunto pedofilo, circa una volta alla settimana – però dopo avergli chiesto se è mai stato con un bambino o si tratta “solo” di una fantasia – e registra l’incontro con una videocamera: in pratica fa capire all’adescatore che è stato scoperto.

Il faccia a faccia avviene in luoghi pubblici deserti, come parcheggi di supermercati: lui è sempre munito di fogli su cui ha registrato le conversazioni, poi pubblica tutto su YouTube o Facebook.

Spesso capita che il pedofilo si scusi, pianga, implori di “avere pietà”, dopo che Justin gli ha spiegato alcune conseguenze del suo gesto: “Incubi tutte le notti, anni di terapia, relazioni rovinate per sempre”, ma lui naturalmente lo denuncia alla polizia. Purtroppo, dice il ragazzo, non sempre la polizia si muove per indagare o le indagini si arenano: per esempio uno degli uomini coinvolti negli ultimi casi di abusi su minori, che Justine è convinto di aver filmato, alla fine non è stato arrestato. Perciò il giovane continua la sua attività, ovviamente rischiosa perché “in solitaria”: afferma che “la gente è contenta quando sa che esistono persone come me, perché altrimenti è come se le regole non esistessero”.

La risposta delle autorità

Polizia canadese

Tuttavia le autorità rispondono che le regole ci sono e che anzi i “cacciatori di pedofili” che si muovono in autonomia, rischiano di compromettere la stessa cattura dei sospetti pedofili, dopo che il loro profilo finisce su Internet: “E cosa succede se poi li spaventano al punto che i sospettati non vengono più catturati?”, si chiede Kim Gross, capo del dipartimento violenze sui minori della polizia di Toronto.

Se inoltre uno dei poliziotti incoraggia una persona a commettere un reato, per farlo cadere in trappola, rischia lui di finire nei guai- come in teoria rischia Justine -, in quanto ha di fatto violato la Carta dei diritti e delle libertà del Canada. Ancora, anche se il presunto responsabile venisse arrestato, il suo avvocato potrebbe usare il modo di agire del “cacciatore di pedofili” contro di lui, che l’ha portato in tribunale – con le accuse di violazione della privacy e il rischio di una denuncia di diffamazione nei confronti dell’indagato – . Infine, oltre a mettere a rischio l’incolumità dei presunti pedofili di fronte all’opinione pubblica, mette ovviamente a rischio la propria: ha già ricevuto minacce di morte.

La madre di Justine è preoccupata per l’attività del figlio, che peraltro era stato traumatizzato a 14 anni quando una 40enne amica della madre, si è introdotta in camera sua dopo una festa, violentandolo, e ha avuto anche una serie di altri problemi, anche a causa delle difficili condizioni economiche della famiglia: depressione, ansia e ha tentato il suicidio due volte.

Non solo: da adolescente è stato coinvolto in alcune risse e a volte è stato lui a vedersi arrivare la polizia a casa.

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