Cala il numero di imprese agricole della Granda, ma tiene l’export agroalimentare

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Cala il numero di imprese agricole della Granda, ma tiene l’export agroalimentare

Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Cuneo nel III trimestre del 2013 il bilancio tra imprese “nate” e “cessate” in provincia registra un tasso di crescita del -0,01%, uno dei peggiore degli ultimi anni, al di sotto tanto del tasso di crescita regionale (+0,02%), quanto di quello nazionale (+0,21%). “Il settore agricolo in particolare è quello con la dinamica peggiore (-0,69% rispetto a giugno) – sottolinea il direttore di Confagricoltura Cuneo Roberto Abellonio -, sintomo di come le difficoltà crescenti del settore abbiano indotto molte aziende a cessare l’attività”.


È in atto anche in provincia di Cuneo una profonda riorganizzazione dell’agricoltura che spinge purtroppo ai confini le aziende meno strutturate per competere su mercati globali. Le opportunità migliori per il settore sembrano infatti arrivare dall’estero, mentre l’Italia è alle prese con pericolosi segnali di instabilità che hanno ricadute concrete: ”Registriamo un calo dei consumi interni anche a livello locale e soprattutto per i prodotti più quotati – continua Abellonio -. Di contro, tuttavia, sta reggendo molto bene l’export grazie alle ripartenze di mercati importanti per l’agroalimentare “made in Cuneo”, ossia gli Usa, l’Inghilterra e i Paesi del Nord Europa. È invece un periodo di stasi per il mercato MittelEuropeo, Germania in primis. Anche il mercato russo resta decisamente importante specie per vini, formaggi, carne e salumi, principali testimonial dell’eccellenza cuneese. Notizie positive, infine, giungono dai Paesi arabi, dove la frutticoltura ‘nostrana’ è molto apprezzata”.

Secondo l’associazione agricola i dati positivi dell’export agroalimentare cuneese testimoniano “quanto sia importante per la salute del settore primario il lavoro degli imprenditori che si spingono oltreconfine con i loro prodotti e non si fermano ai mercati rionali o di prossimità”, conclude Abellonio.

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