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Calabria, il bambino che mette in ginocchio la ‘ndrangheta
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Calabria, il bambino che mette in ginocchio la ‘ndrangheta

A volte non è una questione di età. Il coraggio uno ce l’ha e basta, non è mica qualcosa che si impara a scuola.

Molti uomini sono morti per combattere la malavita organizzata, per combattere, soprattutto, il preconcetto mentale che di fronte a certe situazioni non ci sia proprio nulla da fare. E’ anche in questo che risiede la forza della mafia o della ‘ndrangheta, nel saper inculcare una mentalità fatalista, che fa dire che è sempre stato così e così sempre sarà, quasi che si trattasse di una condizione fisica o di un ambiente familiare. Come se si trattasse del carattere di una persona, che, quello proprio no, non si può cambiare.

Invece poi capita di sentire una storia come quella di questo bambino di 11 anni, che viene dalla Calabria, che in Calabria è cresciuto, per giunta in una famiglia di malavitosi. Suo padre è Gregorio Malvaso, infatti, 37 enne affiliato di una delle cosche locali (quella di San Ferdinando, per la precisione), finito agli arresti circa un anno fa.

Questo bambino, nonostante la giovane età, ha il coraggio di scegliere una propria direzione, rinnegando in un colpo solo tutto ciò che, in qualche modo, deve avere avuto per lui un qualche significato di formazione.

Un bambino che è pronto a vestire i panni dell’infame, come usano dire i malavitosi per non dover usare il per loro molto scomodo termine ‘coraggioso’, pur di combattere i difetti del mondo in cui è cresciuto, presentandosi davanti agli inquirenti e iniziando a raccontare tutto quello che sa.

Dal ruolo del padre all’interno della cosca, ai nomi di altri affiliati, ai nascondigli per armi e droga. Lui sa tutto, pare in conseguenza proprio del fatto che il padre abbia voluto crescerlo in maniera da poterlo avviare ad una futura ‘carriera’ nella cosca.

Questo bambino, da quattro mesi a questa parte, nascosto in una località segreta con la madre (che è stata la prima a iniziare a collaborare con la giustizia) e i fratelli più piccoli, sta parlando perché ha il coraggio di parlare, dimostrando di avere l’unica dote che serve per combattere la falsa regola che dice che un destino non si può cambiare, che le persone non si possono cambiare e che uno stato intero non si può cambiare.

Con le sue parole sta aiutando gli inquirenti e mettendo in grosse difficoltà la malavita locale.

Con ogni probabilità, continuerà a farlo, e non per lavoro o per gloria o fedeltà a un’istituzione, ma solo perché, anche ispirato dalla madre, ha deciso che cosa, per lui, sia giusto fare.

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