Calano gli occupati in agricoltura: il settore ha perso il 4,6% di forza lavoro COMMENTA  

Calano gli occupati in agricoltura: il settore ha perso il 4,6% di forza lavoro COMMENTA  

“L’agricoltura nel 2010 era stato l’unico settore produttivo in cui – nonostante la crisi economica ed il calo delle imprese – era cresciuta la forza lavoro; un anno dopo registriamo che gli occupati sono diminuiti”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati Istat sull’occupazione nel 2011.

“In un momento già contrassegnato da tante difficoltà, la riforma del mercato del lavoro non aiuta in alcun modo l’agricoltura italiana – commenta Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo – anzi con il previsto aumento del costo dei contratti a tempo determinato proprio non si agevola un settore che vive di dinamiche cicliche legate ai tempi della natura e dalle quali dipende anche l’effettiva necessità di forza lavoro”.

“In agricoltura l’anno scorso la forza lavoro era di 850 mila unità. Ne contava 891 mila nel 2010. L’anno prima aumentava del 2,5%, ora diminuisce del 4,6% – osserva Confagricoltura -. Una brusca inversione di rotta dovuta alla crisi di settore, alle tante emergenze (tra cui quella dell’E. Coli in Germania che paralizzò l’export della nostra ortofrutta), al calo della redditività che hanno spinto molte imprese agricole a dismettere l’attività o comunque a diminuire l’occupazione”. I dati relativi al primo trimestre del 2012 confermano il trend negativo: “Purtroppo si registra un calo del 10% degli occupati in agricoltura – continua Abellonio -, ci auguriamo che questo dato possa essere migliorato nelle prossime settimane, con la ripresa delle lavorazioni stagionali”.

Le imprese agricole, quindi, devono poter ripartire, per garantire sviluppo e occupazione. Il consolidamento del settore sui mercati nazionali e internazionali, infatti, porterebbe indubbi benefici anche sotto il profilo occupazionale.

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“Non va dimenticato – conclude l’associazione – che in Italia vengono assorbiti anche 100 mila immigrati regolari originari di diverse aree del globo, a dimostrazione di quanto essa può fare, anzi già fa concretamente, in termini di coesione sociale e integrazione multietnica”.

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