Calcio e psiche – Rambotelli è ancora in guerra COMMENTA  

Calcio e psiche – Rambotelli è ancora in guerra COMMENTA  

Quando la consacrazione sembrava vicina, Mario ci ricasca. Con la sceneggiata dopo l’espulsione di Praga, riaffiorano i dubbi sulla tenuta mentale dell’attaccante. Intemperanze dovute ad un equilibrio interiore che stenta ad arrivare

“Piacere a tanta gente è una gabbia seducente”. Copyright Litfiba. Una condanna, una prigione psicologica per chi è alla continua ricerca del consenso altrui. Non un problema, apparentemente, per Mario Balotelli, il bresciano di ferro che fa di tutto per apparire come l’uomo che non deve chiedere mai. Dopo il putiferio contro la Repubblica Ceca – la sceneggiata successiva alla sua espulsione –, stavolta Marione qualcosa ha chiesto: scusa per la precisione. Che sia stato ravvedimento spontaneo o indotto, poco conta. Ciò che resta è l’ennesimo gesto lasciato da un ipotetico campione.

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La domanda è perché? Bizze in campo, espulsioni, reazioni, insulti e maglie nerazzurre buttate a parte, periodicamente riaffiora qualche dubbio sulla tenuta nervosa di Balotelli. Mettere il becco nella sua vita privata o approntare teoremi psicoanalitici, sarebbe ingiusto e presuntuoso. Un’unica supposizione è lecita. Mario soffre. Il non riuscire ad essere un beniamino trasversale lo logora. Se la stampa e l’opinione pubblica non aiutano, è spesso anche lui a metterci del suo. Basta scorrere l’elenco delle sue intemperanze in campo. Perché alle fine è proprio da quelle che tutto parte.

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Siamo ciò che appariamo Nessun concetto pubblicitario o  di marketing. Ogni individuo viene percepito per come si esprime, reagisce e propone. Nel rettangolo di gioco Supermario sembra Rambo. In continua lotta contro tutto e tutti. Urla, litigi, insulti. Non riesce mai ad essere tranquillo. “Ma se lo provocano in continuazione? Devono tutelarlo”, obietterà qualcuno. Creare dunque una disparità di trattamento per i giocatori più forti. Ed i vari Ibra, Messi, Ronaldo come fanno? Perché loro non lamentano questi problemi ma semplicemente rispondono con i fatti? I campioni a cui lo stesso Mario si ispira.

Il problema di Mario è uno: suscitare un’antipatia innata quando gioca. Allo stadio assomiglia più ad un gangster coperto d’oro che se ne frega degli altri. Mentre invece, probabilmente, con lui si potrebbe uscire tranquillamente a bere una birra e farsi delle grasse risate “cazzeggiando”. L’unico posto in cui Balo è entrato nei cuori dei tifosi è Manchester. Famoso è il coro creato appositamente per lui.

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Una sorta di maledizione (alleviata da uno stipendio tutto sommato non male) per Mario. Ciò che lo rende speciale, ossia tirare calci ad un pallone, è la fonte dei suoi problemi. Questione culturale o razziale? Il problema è l’Italia allora? In parte. Senza rassegnarsi però, Mario dovrebbe semplicemente rispettare i proclami fatti a più riprese per zittire tutti: rispondere in campo e dimostrare che è un campione. “Vorrei che il nostro Paese ci amasse come noi lo amiamo”. Rambo docet.

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