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Calcioscommesse: Corvia racconta il suo incubo
Calcio

Calcioscommesse: Corvia racconta il suo incubo

La scorsa stagione i suoi gol, tra cui quello al Napoli alla terz’ultima giornata o il pareggio contro il Cagliari due settimane prima, spinsero il Lecce verso una salvezza non miracolosa ma in parte inattesa: per Daniele Corvia fu il miglior campionato della carriera con sei gol in Serie A. Ma dal 1° giugno la vita dell’attaccante scuola Roma è cambiata: il calderone-scommesse l’ha fagocitato ed anche se ha passato indenne, ovvero senza squalifiche, il primo processo, al suo nome sono ancora accostante tante ombre. Non è un caso, forse, che stia vivendo ai margini, quasi sempre dalla panchina, l’attuale campionato e che da mesi ormai il giocatore si sia chiuso in un silenzio assordante, rotto soltanto dalla redazione de il Quotidiano di Puglia che l’ha raggiunto estrapolandogli amare confessioni.

Non auguro neanche al peggior nemico di vivere giorni difficili come purtroppo li sto vivendo io da qualche mese a questa parte – ha detto Corvia.

Questa storia per me è diventata un incubo: la mia famiglia mi sta aiutando ma mi auguro che tutto questo finisca al più presto perché non ce la faccio più”. Parole accorate, seguite da un pesante atto d’accusa nei confronti degli inquirenti: “Ho saputo di essere indagato dai giornali: ho chiesto se dovevo essere interrogato ma, anche se sembrerà assurdo, al mio avvocato è stato risposto che non c’erano elementi tali da rendere necessario l’interrogatorio a meno che non avessi voluto presentarmi spontaneamente”.

Pur essendo al centro di un caso controverso, che lo vede indagato ma mai interrogato, l’attaccante grida al complotto (“C’è un accanimento nei miei confronti”) ma non condanna i tifosi del Lecce che lo insultano agli allenamenti (“Per certi versi li capisco” dice), ma in fondo non spiega nei dettagli il vero motivo che l’ha visto entrare nel mirino degli inquirenti, ovvero il sospetto che ci sia davvero lui, e non l’amico Paoloni come affermato in un secondo tempo dallo stesso portiere, dietro quell’account di Skype da cui sono partite chiacchierate “sospette”.

Non ho alcun account su Skype” dice Corvia. Il suo nome intanto continua a non figurare nel calendario dei prossimi interrogatori: il mistero s’infittisce…

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