Cambiamenti climatici, 100 milioni di nuovi poveri entro il 2030

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Cambiamenti climatici, 100 milioni di nuovi poveri entro il 2030

Entro il 2030, cioè entro i prossimi quindici anni, i cambiamenti climatici potrebbero produrre effetti di larga scala di caratteristiche e tipologia tali da trasformare altri 100 milioni di persone in individui costretti a vivere al di sotto della soglia di povertà.

Questo è quanto risulta dal nuovo rapporto della Banca Mondiale diffuso in questi giorni, che prospetta uno scenario terribile, in cui ovunque, e in particolare in molte regioni dell’Africa sub sahariana e del Sud Est asiatico, potrebbero verificarsi danni irreparabili. Ad essere colpita sarebbe in primo luogo l’agricoltura, in termini di resa dei raccolti, che si ridurrebbe del 5% nel 2030 e, se non si verificheranno sensibili inversioni di rotta in materia di politica ambientale, del 30% entro il 2080. I cambiamenti climatici, con l’aumento fra due e tre gradi della temperatura media globale, provocherebbero condizioni ambientali molto più difficili, che potrebbero favorire l’insorgere di malattie come malaria e diarrea (secondo il rapporto, il numero di persone che potrebbero essere esposte a malattie di questo genere potrebbe aumentare anche del 5%) e che, anche come conseguenza dei danni all’agricoltura, potrebbero incrementare in modo deciso la percentuale di popolazione soggetta a malnutrizione e rischio di carestie (l’aumento è fra il 10 e il 17%, in base ai modelli analizzati).

In concomitanza con la pubblicazione dello studio della Banca Mondiale, proprio in questi giorni è stato registrato il nuovo record delle concentrazioni di gas serra, che, secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, è stato di 397.7 ppm (concentrazione media di anidride carbonica), vicinissimo, troppo, alla soglia d’allarme di 400 ppm ormai riconosciuta da tutti i climatologi.

“Se le emissioni di carbonio non dovessero diminuire” è il monito lanciato ieri dai ricercatori di Climate Central, “tra 100 anni le più grandi capitali del mondo verranno sommerse dagli oceani”.

Climate Central, un’associazione indipendente che studia gli effetti del riscaldamento globale, ha reso noto che nel 2100 il livello del mare potrebbe salire di più di 10 metri, sommergendo città come Londra, New York, Rio de Janeiro e Shanghai.

Ora più che mai gli occhi restano puntati sulla Conferenza Mondiale sul Clima (Cop21), che inizierà a Parigi il prossimo 30 novembre.

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