Camusso: ‘Renzi vuole demolire i sindacati eliminando gli accordi collettivi’ COMMENTA  

Camusso: ‘Renzi vuole demolire i sindacati eliminando gli accordi collettivi’ COMMENTA  

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il 05 novembre 2012 a Genova. ANSA/LUCA ZENNARO

Susanna Camusso, il segretario della Cgil, teme che il governo possa ridurre i sindacati a vecchie cariatidi, destrutturandone il potere di rappresentanza dei lavoratori, a grave danno del potere di acquisto dei salari e delle conquiste sociali dei lavoratori. In una intervista a Repubblica non nasconde le proprie preoccupazioni per l’opera di demolizione del potere di rappresentanza dei sindacati e teme che la riscrittura delle regole contrattuali possa minare l’autonomia delle stesse parti sociali. Ciò che preoccupa di più la Camusso sono i paventati interventi del governo tesi alla riforma dei contratti: ‘La politica non ha off limits, ma i contratti sono accordi di natura privata, si fanno tra due soggetti che hanno interessi diversi. Si interviene anche in una lite tra due aziende? Il governo può anche intervenire sulle relazioni industriali, ma cosa mette sul tavolo? Nell’accordo del 1993, per esempio, ci mise la politica dei redditi. Questa volta?’.

Sul fallimento della intesa con Confindustria, la Camusso rivendica la posizione del sindacato protesa a difendere il potere d’acquisto dei salari: ‘Fin dall’inizio l’obiettivo di Confindustria era chiaro: abbassare i salari, ridurre il potere d’acquisto dei lavoratori.

Le sembra un obiettivo che potevamo condividere?’.

Poi commenta l’articolo pubblicato dal direttore del Sole 24 ore che ha fatto riferimento al noto sindacalista Di Vittorio, storica figura della Cgil, che se ‘fosse ancora in vita’ avrebbe ‘bacchettato’ questo sindacato:

Apprezzo il fatto che il direttore del Sole sia un fan di Di Vittorio.

Detto ciò mi sembra scorretto attribuire comportamenti a chi oggi non c’è più, a chi ha vissuto in altra epoca e in altre condizioni politiche e sociali.

L'articolo prosegue subito dopo

Guardi, a volte vengono da rimpiangere i presidenti di Confindustria, come Angelo Costa e Gianni Agnelli, che pur nella durezza delle loro posizioni hanno sempre riconosciuto il valore del lavoro e della tutela del salario
‘.

 

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