Capire l’ambientazione storica dei romanzi di Jane Austen COMMENTA  

Capire l’ambientazione storica dei romanzi di Jane Austen COMMENTA  

 

 

Mentre leggere i romanzi di Jane Austen è divertente, la cultura dell’ Inghilterra agli inizi del diciannovesimo secolo è molto diversa dalla nostra. Per apprezzare appieno la Austen, il lettore ha bisogno di capire la società di quel tempo più che conoscere gli eventi storici. Per esempio, capire come funzionava il sistema ereditario Britannico allora aiuta di più il lettore che sapere chi erano il Re e la Regina. Una volta comprese alcune usanze per noi estranee, i temi universali della Austen si percepiscono chiaramente.


L’Economia nel mondo di Jane Austen

Jane Austen scrisse durante i primi anni del 1800. L’industrializzazione non si era ancora affermata: l’economia era ancora quella dell’aristocrazia terriera. La terra era posseduta dalla classe alta, che dava in affitto le fattorie alle famiglie del popolo, le quali coltivavano la terra, allevavano il bestiame e pagavano l’affitto al proprietario terriero. Le tenute di famiglia non potevano essere divise: non importava quanti figli aveva un gentiluomo, tutta la terra, insieme alla sua rendita, andava al figlio maggiore. I figli più giovani dovevano trovarsi una professione. Solo tre professioni erano accettabili per i figli di un gentiluomo: la chiesa, la legge, o la carriera militare. Un “commerciante”, qualcuno che si guadagnava da vivere con affari di qualche tipo, era piuttosto in basso nella scala sociale. Per la maggior parte, le famiglie dei gentiluomini (quelle la cui rendita veniva dalla terra o dalle tre professioni sopra citate) non si mischiavano socialmente con quelle di “commercianti”.

La vita di un figlio maschio

Potete immaginare come questo stato di cose influenzasse le relazioni tra fratelli. Al figlio maggiore venivano garantire ricchezza, potere e rispetto. Le donne rivaleggiavano per ottenere la sua attenzione. I genitori non potevano diseredarlo seguendo le loro proprie inclinazioni o basandosi sul comportamento di lui. I figli maggiori sapevano bene tutto questo, e spesso erano sregolati, bevevano, giocavano d’azzardo, accumulavano debiti e rovinavano cavalli. I figli più giovani non sarebbero mai stati alla pari del fratello in società, nè avevano il potere di causare gli stessi problemi. (A meno che il fratello maggiore non fosse caduto tragicamente dal suo animoso cavallo, si fosse ubriacato fino a morirne, o fosse morto di una grave infreddatura presa a causa del troppo vagabondare per i luoghi più alla moda di Londra sotto la pioggia. Ma i fratelli più giovani e le donne interessate a loro non potevano davvero sperare di arricchirsi in questo modo.) I romanzi inglesi dell’epoca sono pieni di poveri, meritevoli fratelli minori sfruttati dai ricchi, dissoluti fratelli maggiori. La sfortuna risultante si può solo immaginare.


La vita di una figlia femmina

Le ragazze avevano opzioni ancora più limitate. Non potevano ereditare la terra, la fonte di quasi tutta la ricchezza della loro società. Se non c’erano figli maschi, il parente maschio più prossimo, probabilmente un cugino, ereditava la tenuta di famiglia, e la vedova e le figlie sarebbero dovute andar via dalla loro casa. Le vedove non ereditavano le case dai loro mariti. I figli se ne dovevano prendere cura, o semplicemente dovevano condurre uno stile di vita più sommesso. Le ragazze potevano avere una “fortuna”, denaro ereditato dai genitori. Una donna non doveva aspettare che i loro genitori non ci fossero più: il denaro le sarebbe stato dato quando si fosse sposata, di solito intorno ai vent’anni.


Le donne non potevano intraprendere le professioni dei gentiluomini. Diventare una governante era l’unica occupazione consentita alla figlia di un gentiluomo, e intraprenderla era considerata una triste discesa nella scala sociale. Le ragazze lo evitavano se potevano: continuare a vivere con i genitori era considerata una situazione migliore.

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Nei romanzi di Jane Austen lo scopo è il matrimonio

Se una figlia non si sposava, doveva rimanere con i suoi genitori o con altri membri della famiglia, come una dipendente. Come si può immaginare, il matrimonio era un obiettivo per le ragazze: conferiva loro status come adulte, e l’unica possibilità di avere una casa propria. Il matrimonio era certamente desiderabile, anche se il sistema sociale lo rendeva un arma a doppio taglio in più di un modo. Un marito era necessario per l’indipendenza di una donna; allo stesso tempo però la riduceva. Il matrimonio offriva anche la possibilità dell’amore, anche se gli aspetti economici dell’epoca intrecciavano i bisogni pratici con le speranze più idealistiche.

I romanzi dei nostri giorni esplorano questioni di identità personale, la ricerca del proprio posto nel mondo, e la tensione che esiste tra il mantenimento delle relazioni con gli altri e il tentativo di rimanere fedeli a se stessi. Mentre i romanzi di Jane Austen sono storie di corteggiamento che conducono al matrimonio, e sono tutte raccontate dal punto di vista di raffinate giovani donne che conducono una vita comoda e protetta, esplorano anche questi temi. Le culture possono essere molto diverse ma le motivazioni umane rimangono le stesse.

Popolarità universale

Tutti affrontiamo dei limiti. Penso che una delle ragioni per cui i romanzi di Jane Austen siano così popolari ai nostri giorni è perchè i limiti delle vite di queste ragazze sono così chiaramente definiti. La nostra società più complessa offre molti problemi da risolvere: qui ce n’è solo uno. Come farà una ragazza a fare un buon matrimonio? Come supererà gli ostacoli di una piccola fortuna, di parenti meno che stupendi, o di timidezza personale? Anche se la  ricerca è definita in modo semplice, avrà bisogno di tutte le sue risorse di carattere e ingenuità, oltre che a un po’ di fortuna. Ognuno di noi, non importa quanto siano complessi i nostri problemi, può identificarsi.

 

 

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