Carcere: sale apposite per i bambini che visitano i genitori - Notizie.it

Carcere: sale apposite per i bambini che visitano i genitori

Genova

Carcere: sale apposite per i bambini che visitano i genitori

CARCERE

Il progetto 'La barchetta rossa e la zebra'; 240 bambini potranno visitare i genitori detenuti in sale con attività formative. Genova senza barriere.

Carcere, sale speciali per quei bambini che visitano i genitori detenuti. E’ questo il nuovo progetto avviato a Marassi e a Pontedecimo. Si chiama ‘La barchetta rossa e la zebra’ lo straordinario progetto dedicato al carcere a quei bambini che hanno un genitore detenuto. Al via l’iniziativa presso il carcere di Marassi e Pontedecimo in cui saranno dedicate delle stanze speciali in cui i bimbi e le loro famiglie potranno finalmente riunirsi per trascorrere il tempo insieme.

Carcere, iniziativa Fondazione Rava

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Francesca Rava in collaborazione con le principali istituzioni liguri, sottolinea l’importanza di aiutare persone che si trovano in una situazione di grave vulnerabilità dovuta all’alto livello di esclusione sociale. In una nota della Fondazione si evince: “Il progetto è nato da una intesa delle Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, Forum Nazionale del Terzo Settore e Governo per arginare il fenomeno della povertà educativa.

Coinvolgerà 240 bambini e avrà durata triennale . Tra le attività previste vi sarà la ristrutturazione di spazi, all’interno delle carceri, che saranno trasformati e adattati per accogliere i bimbi in visita ai genitori detenuti”.

Conferma l’intento il vice presidente della Fondazione Rava Maria Chiara Roti, che spiega: “I bambini potranno così evitare lunghe attese all’ingresso delle strutture penitenziarie. Nei nuovi spazi ci saranno attività di gioco e formative per migliorare l’incontro e la relazione con il genitore. Il secondo step, che durerà 24 mesi sarà tutta dedicata all’operatività e alla formazione di personale dedito all’accoglienza delle famiglie nelle carceri. Ma sia chiaro che l’incontro tra il bimbo ed il genitore rimane un momento del tutto privato.

Questo non è un progetto pensato a tavolino – sottolinea Maria Chiara RotiLa direttrice del carcere di Marassi, Maria Milano, osservando a pieno l’impegno della Fondazione nel progetto ‘A Casa del Re’ ci ha chiesto di fare qualcosa per i figli delle persone detenute nel suo carcere; allora non avevamo fondi.

Abbiamo messo su il bando di Coi Bambini ci è sembrata subito l’occasione giusta per avere ascolto attivo.

La detenzione porta a situazioni di sofferenza, sentimenti di separazione e rottura col mondo esterno che possono avere grevi ripercussioni a livello psicologico. Per questo motivo abbiamo costituito un documento ad hoc con partner pubblici, associazioni locali e di volontariato che metteranno in piedi servizi di accoglienza e aiuto alle famiglie in situazione di disagio sociale e in condizione di reclusione di uno dei componenti.

Inoltre, potremo contare sulla consulenza e supporto di ‘Bambinisenzasbarre’ e ‘Reggio Children’. Questa povertà e fragilità psicologica delle famiglie di un detenuto è solo la punta di un iceberg. All’interno delle famiglie di un detenuto ci possono essere tanti altri tipi di disagi. Dare ascolto alle famiglie e, soprattutto conoscerle nei molteplici aspetti, significa creare con loro una relazione basata sulla fiducia”.

‘La barchetta rossa e la zebra’, dunque, va a costruire un approccio territoriale di rete, che attiva effetti positivi non solo sui bambini ma anche sui genitori e sulle loro famiglie.

E sulla stessa struttura penitenziaria che deve sempre migliorarsi soprattutto quando si tratta di sentimenti dei detenuti, favorendo un dialogo tra detenzione e mondo esterno decisamente ottimale e finalmente umano. Senza barriere. Barriere che spesso fanno più danni che altro, senza contare che l’essere umano nel suo “DNA” meriterebbe la libertà di espressione soprattutto per quanto riguarda i sentimenti filiali, in cui l’esigenza di un abbraccio è vitale quanto respirare. Dove uno sguardo di un bimbo cancella momentaneamente il dolore di una vita dietro le sbarre.

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