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Caritas, parte il progetto “rifugiato a casa mia” per l’accoglienza ai profughi

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Caritas, parte il progetto “rifugiato a casa mia” per l’accoglienza ai profughi

Lo ha detto il Papa Francesco, qualche giorno fa, di aprire le porte delle proprie case ai profughi bisognosi, e l’appello, al di là della risonanza vastissima che ormai hanno sempre le esternazioni del Pontefice, potrebbe avere fra poche settimane una prima concreta realizzazione.

E’ stata la Caritas a muoversi in questo senso, coinvolgendo per primo il trevigiano in quello che potrebbe essere definito a tutti gli effetti un progetto pilota. “Rifugiato a casa mia” è il nome dell’iniziativa rivolta a tutti i cittadini che intendano ospitare a casa propria i profughi, ricevendo in cambio un sostegno simbolico, ma non così trascurabile, visto che, secondo alcune indiscrezioni, si tratterebbe di 300 euro al mese per una durata di sei mesi.

“Le famiglie possono vivere l’accoglienza a titolo gratuito” esordiscono dalla Caritas “oppure possono accordarsi per un rimborso spese non eccessivo, per evitare di incidere sulla motivazione dell’accoglienza, ma tale da garantire il rimborso di vitto e alloggio per il rifugiato: 300 euro al mese nei sei mesi di accoglienza”.

“La cosa più importante” è la conclusione, che chiarisce il significato dell’iniziativa “sarà vivere, attraverso la convivenza con persone provenienti da altri paesi, un’esperienza di solidarietà e condivisione”.

Per ora sarebbero soltanto una ventina le offerte di ospitalità avanzate dalla popolazione (spesso si tratta di pensionati che non hanno più figli a casa) e, comunque, la Caritas avvierà a brevissimo una campagna di colloqui e formazione per tutti i volontari. Allo stesso modo, i profughi che potranno essere inseriti in questo programma saranno individuati sulla base di specifici requisiti.

“I migranti coinvolti” spiegano infatti dalla Caritas “sono ragazzi maschi, maggiorenni, con un profilo preciso: buona conoscenza della lingua italiana, contatto con la formazione professionale o il mondo del lavoro e capacità di stare nelle reti formali e informali”. Inoltre, è stato chiarito che saranno coinvolti solo rifugiati, aventi diritto a protezione internazionale o sussidiaria o titolari di permesso umanitario.

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