Dalla Chiesa, 30 anni dopo. La figlia Rita: «Tornerò a Palermo, il suo sacrificio non fu inutile» COMMENTA  

Dalla Chiesa, 30 anni dopo. La figlia Rita: «Tornerò a Palermo, il suo sacrificio non fu inutile» COMMENTA  

Dopo 30 anni Palermo non dimentica Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei carabinieri ucciso nel capoluogo siculo dalla mafia nell’82, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo.

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Alla cerimonia di commemorazione dell’anniversario dell’assassinio, tenutasi sul luogo della strage, in via Isidoro Carini, sono intervenuti il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Francesco Cascio e la figlia del generale Rita Dalla Chiesa.

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La presenza della figlia di Dalla Chiesa è molto significativa, dal momento che fino adesso la donna aveva sempre rifiutato di partecipare alle commemorazioni in onore del padre a Palermo. Rita, conduttrice televisiva legata in particolare al programma di Mediaset, Forum, vuole onorare la memoria del padre e riconciliarsi con la città: «Voglio venire e vivere a Palermo per continuare a stare nel luogo in cui trovo papà.  Palermo è una città che amo molto ho parlato con la gente, con i ragazzi, e credo che ci sia un voglia reale di cambiamento». La conduttrice, inoltre, non ha dubbi sulla morte del generale: «Quello di mio padre è stato un omicidio politico», ma, aggiunge, il suo sacrificio «certo non è stato inutile. La speranza non è finita».


Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non essendo presente alla cerimonia, ha affidato ad un messaggio, inviato al prefetto di Palermo, Umberto Postiglione, le sue considerazioni sulla figura di Dalla Chiesa e il suo operato al servizio dello stato.

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«Ricordare il sacrificio del generale Dalla Chiesa e dei tanti che ne hanno condiviso il destino a salvaguardia dei valori di giustizia, di democrazia e di legalità, contribuisce a consolidare quella mobilitazione di coscienze e di energie e quell’unione d’intenti fra Istituzioni, comunità locali e categorie economiche e sociali. La sua uccisione provocò un unanime moto d’indignazione, cui seguì un più deciso e convergente impegno delle Istituzioni e della società civile, che ha consentito di infliggere colpi sempre più duri alla criminalità organizzata».

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