Casi di stupro: cosa accade nella testa della persona colpevole

Casi di stupro: cosa accade nella testa della persona colpevole

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Casi di stupro: cosa accade nella testa della persona colpevole

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Casi di stupro: cosa accade nella testa della persona colpevole

Quasi ogni giorno si sente parlare di stupri. Ma perché una persona arriva a pensare di commettere questa violenza? Cosa prova la vittima?

Quasi uno stupro al giorno

Gli stupri sono una piaga che sembra impossibile da estirpare. Soltanto in Italia, si sente ogni giorno o quasi di episodi di violenza sessuale. E non solo da parte di stranieri, persone di tutte le etnie, nazionalità e astrazione sociale possono essere dei potenziali stupratori. Inoltre, purtroppo, ci sono tanti casi che non vengono denunciati dalle vittime. Magari situazioni di lavoro o famigliari che rendono difficile chiedere aiuto e giustizia.

Statistiche in Italia

A inizio settembre, Istat e Viminale hanno reso noti i dati relativi agli stupri subiti dalla donne nel primo semestre di quest’anno. Prima di analizzare i dati, va comunque detto che i risultati, per forza di cose, si basano solo sugli episodi denunciati.

Secondo i dati forniti dal Viminale, nei primi sei mesi del 2017, in Italia sono avvenute 2.333 violenze sessuali, un minimo calo rispetto allo stesso periodo del 2016, dove se ne contano 2.345.

Non sembra proprio il caso di brindare a questo “successo”.

Inoltre, tra il 2015 e il 2016, alcuni ricercatori hanno condotto una serie di interviste nell’ambito del progetto WAVE: Women Against Violence Engagement sulla violenza sulle donne. Nel documento partorito si evince che il 27 per cento delle donne italiane hanno subito violenza fisica o sessuale da parte del partner o di un non-partner nella loro vita dall’età di 15 anni.

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Il parere dello psichiatra: lo stupratore

Antonio Vento, medico psichiatra, criminologo ed ex docente dell’università La Sapienza di Roma, è stato intervistato da TPI sullo stupro.

Secondo Vento, riguardo al fragore che questo reato innesca nei social, in tv ed in radio, “I mass media eccitano l’argomento e lo portano in vista al fine di creare panico e terrore. In realtà non dovrebbe esserci questo allarmismo, questo atteggiamento catastrofico che invece incita comportamenti di questo tipo”.

“Lo stupratore- continua Vento- è il soggetto che cerca di scaricare su un oggetto, in questo caso una donna, tutte le frustrazioni che raccoglie nella giornata, in famiglia, sui posti di lavoro”, spiega lo psichiatra.

“Lo stupro è un atto di violenza e nello stesso tempo è un atto di umiliazione che si esplica attraverso mezzi sessuali.

Viene utilizzato per esprimere potere o rabbia. Chi lo subisce è la parte più debole sottoposta ad azioni che arrivano anche all’omicidio”.

“Gli stupratori scelgono vittime più piccole e deboli di loro per avere la certezza del dominio. Ci sono stupratori sadici citati dalla letteratura per le loro scelte perverse: urinano addosso, eiaculano sul volto e sui capelli della vittima, cercano di avere un rapporto anale”.

“La sessualità è usata al servizio degli stupri, ma che sono atti che non hanno nulla a che vedere col sesso. Il sesso è solo un atto di forza, una dimostrazione di potere su un altro soggetto della società, che può essere tanto una persona della propria cerchia di consocenze – come accade nel 50 per cento dei casi – tanto un perfetto sconosciuto.

Il punto di vista della vittima

È impossibile immaginare ciò che prova la povera vittima, perché “bisognerebbe esserlo ed è una situazione molto particolare: durante lo stupro si prova shock e terrore simile al panico, il primo impulso è quello di sopravvivere”.

“Dopo l’iniziale scarica di adrenalina, si attivano le regioni razionali situate nella parte frontale del cervello della vittima, che è al contempo schiacciata dalla situazione”.

“Sono meccanismi di perversione che nascono da strutture sociali difficilmente gestibili”, conclude Vento.

“Si combinano delle situazioni che vanno a favore del violento e che denotano in entrambi i soggetti – stupratore e stuprata – una personalità non completamente forte”.

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